Pensione ai repubblichini di Salò ? Fascisti alla pari con i Partigiani

Fascisti e Partigiani? Per il PdL pari sono: “Diamo la pensione agli ex di Salò!”
“Neri e rossi, va bene tutto”: lo permette un disegno di legge. E ce n’è un altro del PD, molto simile.

TOMMASO CALDARELLI

Davvero curioso, il tempismo del PdL. Lo nota un parlamentare, che viene descritto dalle agenzie molto vicino alle posizioni del ministro moderato Gianfranco Rotondi, e che chiarisce in maniera abbastanza condivisibile la sciagurata scelta dei tempi: “In una giornata come questa mancava la proposta di dare soldi ai reduci di Salo’. Veramente qui dentro c’e’ chi lavora per il re di Prussia”, dice Franco De Luca. Già: il PdL, mediante una proposta di legge assegnata alla commissione Difesa, propone di finanziare in maniera assolutamente bipartizan le associazioni “combattentistiche”. Il che aprirebbe la strada al riconoscimento e al sostegno di un’ipotetica banda di commilitoni dell’ex Repubblica Sociale, che sarebbe così legittimata ad andare in giro per il paese a tenere convegni, percependo, perché no, anche il sussidio statale.

Tutto nero su bianco nella proposta depositata dal parlamentare PdL Gregorio Fontana: celato dietro l’intestazione “Associazioni di interesse delle forze armate” si nasconde un provvedimento che comanderebbe al titolare degli armamenti nazionali di, primo, mettere sotto tutela politica le esistenti e future associazioni di combattenti e reduci, dunque prima fra tutti l’ANPI, associazione dei Partigiani Italiani; secondo, in cambio di questa balia da Palazzo Baracchini, permettere l’apertura e il riconoscimento di qualsiasi associazione “combattentistica”: compresa, appunto, perché non vietata, quella dei reduci di Salò. La disciplina, evidentemente, necessitava da tempo di un riordino, perchè come vedremo questo non è l’unico ddl presentato in materia.

Le associazioni di interesse delle Forze armate sono custodi di ideali ed espressioni di tradizioni e di valori che costituiscono patrimonio non solo delle Forze armate, ma dell’intera nazione. I sodalizi in argomento, organizzati in varie forme e diffusi sull’intero territorio nazionale, mantengono vivi e alimentano l’esempio e la memoria dei caduti in difesa della patria, diffondono nella società civile i valori costituzionali e democratici delle Forze armate, incrementano i rapporti tra esse e la società civile e comprendono spesso fra le proprie finalità statutarie anche lo svolgimento di attività di volontariato e di protezione civile. Scopo della presente proposta di legge è il riordino della disciplina recata nel tempo da varie disposizioni, con finalità di chiarificazione e di semplificazione.

Così recita l’intestazione, mentre l’articolato spende poi tutte le parole del caso per individuare le realtà che possono essere definite come “associazioni di interesse delle Forze Armate” che, nell’ambito di criteri definiti dalla legge, sono poi però individuate con decreto autonomo dal ministro, come a dire: molto liberamente.

D’altronde tali requisiti sono minimi.

Sono di interesse delle Forze armate e posti sotto la vigilanza del Ministero della difesa le associazioni, le fondazioni, i comitati e gli altri organismi con personalità giuridica anche di diritto privato, (…), i cui atti costitutivi o statuti, redatti nella forma dell’atto pubblico, prevedono:

a) espressamente l’apoliticità, l’apartiticità nonché l’assenza di finalità sindacali;

b) il perseguimento, in ambito nazionale, di fini di utilità sociale di rilevante interesse nei settori della difesa e della sicurezza nazionali;

c) lo svolgimento di attività sulla base di programmi di durata almeno triennale;

d) la disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l’effettività del rapporto medesimo, l’eleggibilità libera degli organi amministrativi, il principio del voto singolo, la sovranità dell’organo assembleare, i criteri di ammissione e di esclusione degli associati o dei partecipanti, i criteri e le forme di pubblicità delle convocazioni assembleari;

e) l’obbligo di impiegare gli utili o gli avanzi di gestione per la realizzazione delle attività istituzionali e di quelle a esse direttamente connesse, nonché di devolvere il proprio patrimonio, in caso di scioglimento per qualunque causa, ad altri organismi che perseguono fini analoghi, sentito il Ministero della difesa;

f) l’obbligo di redigere il bilancio o il rendiconto annuale;

Si tratta dunque di enti assimilabili ad ONLUS, e fino a qui, fino al controllo formale del ministro, nulla di strano. Il problema subentra quando la legge chiede al ministro di impicciarsi anche di cosa facciano queste associazioni nella loro quotidianità. Come è possibile? Facile: visto che con questa legge le associazioni potranno accedere ai fondi del ministero, sarà il ministro, espressamente, ad autorizzare con proprio decreto il finanziamento “in base alle attività”.

Il Ministro della difesa, tenuto conto delle finalità, delle attività e dei progetti di cui al comma 1 del presente articolo, nonché del più razionale impiego dei fondi, conseguito anche attraverso le forme di aggregazione di cui al comma 2 dell’articolo 3, provvede annualmente con proprio decreto, sentito il Ministro dell’economia e delle finanze, alla ripartizione dei contributi a carico del bilancio dello Stato fra le associazioni destinatarie degli stessi.

Una legge che, lasciato un’attimo da parte questo dato finanziario, non brilla come dicevamo per antifascismo. Ammesse a questo tipo di procedura di finanziamento sono infatti tutte, proprio tutte le associazioni combattentistiche genericamente intese. Basta che abbiano fatto la Seconda Guerra Mondiale, non importa da che parte, e ci vanno benissimo. Come scrive l’Ansa, “l’elemento deflagrante e’ l’apertura al riconoscimento delle associazioni dei combattenti di Salo’. Il testo infatti per possano essere riconosciute dal ministero tutte le associazioni di ex ‘belligeranti’, senza limitazioni di sorta”. E in effetti il testo è chiaro.

Insomma, basta creare una bella Onlus di ex-ragazzi di Salo’, metterci a capo, che ne possiamo sapere, Mirko Tremaglia – che di certo accetterebbe – ed accedere, grazie al ministro compiacente di turno, ai fondi del contribuente. Tanti saluti alla Costituzione Italiana e al suo spirito, trovato il grimaldello per truffarla e tutti contenti. E ciò che stupisce maggiormente è che il pericolo di fornire beni e servizi a chi li userebbe per ricordare i bei tempi andati, passati a sparare dalla parte sbagliata della Storia, arriva anche dal PD.

I democratici infatti hanno presentato un Ddl sulla stessa materia di certo diverso, ma comunque assimilabile a quello del PdL. A firma Giacomelli, Rugghia, Vilecco Calipari ed altri – tutti esponenti dei democratici – il disegno di legge mette mano alle associazioni combattentistiche; come in quello del centrodestra, non prevede il limite dell’antifascismo per il loro riconoscimento.

2. Le associazioni combattentistiche sono costituite da ex combattenti legittimamente belligeranti, reduci di guerra o di prigionia, e da coloro che, condividendone il patrimonio ideale, i valori e le finalità, intendono contribuire alla realizzazione degli scopi associativi.

Il comma è copiato integralmente, non si sa chi l’abbia scritto prima, forse gli uffici legislativi della Camera lo hanno scritto in serie su due Ddl diversi, non importa: il punto è che sono uguali. In entrambi i casi tutti i “belligeranti” possono farsi associazione e usufruire di alcuni vantaggi. Nel testo del Pd, a onor del vero, i benefit sono minimi.

Al fine di incentivare forme di aggregazione fra associazioni che perseguono finalità omogenee, il Ministero della difesa può concedere in comodato gratuito l’uso di beni demaniali, commisurati alle esigenze di funzionamento delle associazioni, nell’ambito di immobili in uso al Ministero della difesa.

Insomma, secondo il Pd gli ex ragazzi di Salo’ possono ottenere i terreni del Ministero per farci la Giornata del Reduce “Benito Mussolini” con le famiglie e le braciole sui barbecue; secondo il PdL possono fare quello ma anche beccarsi i soldi delle tasse di tutti. Ma lasciarli proprio a casa e basta, non era meglio?

da GIORNALETTISMO.COM

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