Piersilvio Berlusconi e l’illusione del grande fratello

piersilvio_berlusconi1“I reality? Interpretano un sogno”
Berlusconi jr parla di Amici e Gf
La ricetta vincente dei reality? Trovare il cast giusto che rappresenti la società. Parola di Pier Silvio Berlusconi che,  dopo il successo incassato da Grande Fratello 9, racconta al Tg5 qualche piccolo segreto per rendere vincenti questi prodotti televisivi. Uno su tutti, provare a realizzare qualche desiderio: “Questi spettacoli”, spiega, “interpretano un sogno. Sognare fa sempre bene”.
Insomma, racconta il vicepresidente di Mediaset, “i reality sono un genere televisivo, oggi rappresentano il genere più moderno e al passo con  tempi”, quindi nulla di strano se quel declino previsto da alcuni non è arrivato. Certo, per rendere il prodotto forte, “molto dipende dalla bravura degli autori a trovare il cast. Se il casto è giusto come quest’anno – aggiunge ancora – il reality diventa una rappresentazione della società”.
Nessun rischio, dunque, di imbattersi in qualche storia poco credibile, anche perché, spiega meglio Pier Silvio Berlusconi, “nel cercare qualcosa di interessante si può trovare anche qualche eccesso, ma a pagare sono le storie vere di sentimenti, storie che fanno venire fuori i valori, come quelle di Ferdi e Marcello. Al pubblico piacciono i valori in cui può riconoscersi”.
da tgcom

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

L’ultima edizione del Grande Fratello vinta da un Rom assume un carattere politico ben preciso, una risposta alle accuse di razzismo nei confronti dell’Italia provenienti dall’Europa e dalle istituzioni europee dopo l’infamante propaganda xenofoba anti-Rom durante l’ultima campagna elettorale. Una sorta di compensazione a giochi fatti. Il messaggio chiaro ed inequivocabile “gli italiani non sono razzisti” arriva dal più becero degli spettacoli di intrattenimento,  espressione del voyeurismo morboso e della televisione spazzatura. Una trasmissione diseducativa perché infonde facili speranze a chi vuole affermarsi nella vita senza avere qualità e senza esporsi a duri sacrifici.
Il vincitore è l’emblema del reietto che si riscatta rinunciando alla propria identità vista in maniera negativa. In pratica una sorta di invocazione all’ assimilazione. Il protagonista che non ha nulla a che vedere con il mondo romanò di cui lui non ha assolutamente consapevolezza né antropologica né culturale ha vinto perché ha dimostrato la sua chiara volontà di assimilazione negando le proprie origini. E’ questo che ha commosso gli italiani che hanno espresso nei suoi confronti becero paternalismo e misera pietà, altre due facce di un latente razzismo che serpeggia oggi nel Bel Paese.
Quello più diretto lo si può rilevare negli stadi italiani e nei campi nomadi. Quest’ultimi sono emblema della segregazione razziale e della negazione dei diritti umani in contravvenzione a tutte le Convenzioni Internazionali, alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo  e della stessa Costituzione Italiana presentata però all’opinione pubblica come autentica espressione culturale delle comunità romanès.
Alcuni anni fa con lo stesso sfondo politico e le stesse motivazioni ha vinto un altro Rom l’edizione del Grande Fratello in Croazia. Il Governo di Zagrabia chiedeva di entrare in Europa e doveva dimostrare di non essere razzista.
L’edizione italiana, quindi, non è neanche una trovata originale.
Dopo i vari tentativi del governo di demonizzare la popolazione romanì e di utilizzarla come capro espiatorio per i vari mali che attanagliano il nostro Paese, a cominciare da quelli economici,  gli strateghi politici e mediatici  hanno deciso di utilizzare la carta del subliminale, creando ad hoc uno “zingarello pentito” che ha passato  una infanzia schifosa maltrattato e vessato da assurdi genitori.
 Fin qui nulla da eccepire, ci sono molte storie tristi al mondo Raffaella Carrà Docet…
Ma l’ultima diretta del Grande fratello ricordava una di quelle lacrimose telenovelas brasiliane, una “Carrambata” in piena regola.
Ancora una volta i Rom sono stati strumentalizzati a fini politici. Dopo aver creato il “sub-umano” e usato come capro espiatorio si è creato il “super-uomano”: due facce della stessa medaglia. La storia paternalistica di un singolo  va a rappresentare ancora una volta tutto un popolo esattamente come l’episodio di un crimine commesso da un singolo va a condannare una intera popolazione.
Si è voluta ricreare la realtà in un contesto di illusione.
La cultura romanì viene rappresentata sempre in negativo con ruote sgangherate e bambini sporchi. A questo linguaggio della destra si è adeguata anche la sinistra e intanto l’opinione pubblica è ignara sulla vera cultura romanì e sul vero mondo romanò.
Non interessano  i Rom e Sinti vigili urbani, impiegati statali, negozianti, ristoratori, commercianti, calciatori, insegnanti, panettieri, operai, artigiani, infermieri professionali, artisti, circensi o giostrai perchè la normalità e l’onestà non toccano le facili corde dell’emotività e quindi non interessa nè ai media nè ai politici nè tantomeno all’opinione pubblica. Gli eventi culturali legati al mondo rom come esposizioni multimediali, concorsi internazionali, festivals, concerti, mostre, teatro, letteratura, corsi universitari, rassegne cinematografiche, pubblicazione di libri e partiture musicali, CD e quant’altro non vengono rilevati e diffusi dai media. Solo episodi legati alla cronaca hanno ampio risalto. E’ chiaro che l’opinione pubblica è travisata e intossicata dai pregiudizi. Intanto molte famiglie diRom e Sinti sono costrette a sopravvivere in condizioni spesso disumane nei campi nomadi che ormai da più di 40 anni in Italia si sono costuiti come  pattumiere sociali e come pretesto per progetti autoreferenziali per associazioni di pseudovolontariato che ancora continuano a rappresentare un mondo che non gli appartiene in nessun modo. Uno sperpero infinito di denaro pubblico in cambio di becero asistenzialismo. I Rom non sono nomadi per cultura, non si capisce perchè debba esistere un’Opera Nomadi, costituito uno sparuto gruppo di persone non-Rom, che con il suo nome allude alla necessità dei campi nomadi come risposta culturale e quindi i Rom non possono essere integrabili, questo  di fatto crea confusioni e distorture con enormi conseguenze  sociali per i Rom e Sinti che sono sotto gli occhi di tutti. Pur avendo totalmente fallito ogni politica di integrazione dopo 40 anni l’Opera Nomadi è ancora  lì a interloquire con gli Enti pubblici con i propri  discutibili progetti. All’illusione, alla mistificazione, all’assimilazione al controllo sociale deve sostituirsi una seria politica d’integrazione, con il ripristino del rispetto dei diritti  umani che vanno garantiti a tutti. Occorre superare la politica dei campi nomadi e della segregazione razziale che porta solo emarginazione e degrado. Bisogna ripartire dalla conoscenza e dalla valorizzazione culturale promuovendo eventi che favoriscano l’incontro, la conoscenza e lo scambio in un quadro interculturale. Occorre sostenere le associazioni che hanno progetti che favoriscono realmente l’integrazione ai Rom e Sinti senza assimilazione. Gli stessi  devono essere maggiormente coinvolti nel processo di valorizzazione della loro cultura che è un patrimonio per l’intera umanità e non far finta di essere altro come il protagonista del Grande Fratello vincitore di una discutibile illusione.

Dott. Prof. Santino Spinelli “Alexian”
Musicista e Docente di Lingua e Cultura Romanì all’Università di Chieti
Presidente nazionale Associazione Thèm Romano Onlus
Sede Nazionale International Romani Union
Http://www.alexian.it

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