Pignorato il teatro di Nino D’Angelo, il Trianon Viviani

PIGNORATO IL TRIANON VIVIANI

Marco Caiano

Trianon_Viviani_Nino2È stato pignorato il Trianon Viviani, il primo teatro pubblico napoletano per numero di abbonati, sito nel quartiere di Forcella e diretto da Nino D’Angelo. Alla vigilia dell’attesa “prima” di Peppe Barra e Patrizio Trampetti con “Le follie del Monsignore”, la notizia è stata diramata dai lavoratori che, di intesa con le organizzazioni sindacali, denunciano di non aver neanche avuto risposta dai soci – la Regione Campania, detentrice del 60% del pacchetto azionario, e la Provincia di Napoli per il restante 40% – dopo varie accorate sollecitazioni di chiarimento.

Più di un mese e mezzo fa, il 5 gennaio scorso, la Banca nazionale del lavoro ha notificato l’atto di pignoramento immobiliare per il credito vantato a fronte dei mutui contratti dalla precedente proprietà privata, un impegno finanziario, questo, del tutto noto ai soci perché pure oggetto, solo quattro anni fa, di valutazione specifica dell’Agenzia delle Entrate per l’acquisto delle quote da parte della Regione Campania.

«I proprietarî, la Regione e la Provincia, non pagano il debito pregresso delle mura del teatro – ribadiscono i lavoratori – ma la gestione Trianon_Viviani_Nino3economico-finanziaria delle attività artistiche e sociali, è sana».

I lavoratori del Trianon Viviani assicurano la regolarità delle rappresentazioni e hanno deciso di far ritardare di venti minuti l’inizio degli spettacoli per informare correttamente e adeguatamente il pubblico, patrimonio acquisito del teatro nel difficile quartiere di Forcella.

La denuncia dei lavoratori del teatro pubblico Trianon Viviani, sito nel quartiere di Forcella e diretto da Nino D’Angelo, nasce per informare il proprio pubblico e tutti i cittadini-contribuenti della Campania dopo l’ingiustificabile silenzio dei soci, la Regione Campania e della Provincia di Napoli.

Due le lettere inviate invano dai lavoratori ai presidenti dei due enti, Antonio Bassolino e Luigi Cesaro: la prima il 1° febbraio scorso e un’altra ancora il 9 febbraio. Per entrambe non è pervenuta al teatro alcuna risposta, né scritta né verbale.

Nella seconda lettera, i lavoratori «hanno proclamato lo stato di agitazione in risposta alla sconcertante situazione che vede i soci, la Regione Campania e la Provincia di Napoli, farsi scippare da una banca privata – addirittura in silenzio, senza intervenire – un bene del proprio Trianon_Viviani_Ninopatrimonio pubblico che custodisce anche al suo interno un bene archeologico di importanza assoluta, essendo l’unica torre in elevato del periodo greco (IV sec. a.C.) esistente in Campania. E con ciò pregiudicare l’occupazione di undici lavoratori».

Denunciano ancora i lavoratori del teatro di Forcella, diretto da Nino D’Angelo: «Tutto ciò è ancor più inspiegabile alla luce dell’ormai riconosciuto rilievo sociale e culturale del Trianon Viviani e dei suoi brillanti risultati raggiunti in breve tempo (siamo al quarto anno di attività): l’interesse e l’apprezzamento del pubblico è testimoniato dalla sottoscrizione di oltre 3.800 abbonamenti per la stagione teatrale in corso (che ne fanno il primo teatro pubblico napoletano per numero di abbonati); per ogni titolo in cartellone sono previste almeno 15 recite, con un’elevata media, il 72%!, di giornate rappresentative nell’arco temporale della stagione teatrale, mentre l’attività complessivamente copre ben 11 mesi; la politica costante di avvicinamento del pubblico che ha scarsa, se non nulla, consuetudine al teatro è premiata da una ricerca effettuata dall’università Federico II, secondo la quale è l’unico teatro in Campania che riesce a coinvolgere anche cittadini con bassa scolarizzazione; sono stati prodotti un laboratorio di animazione teatrale con le donne di Forcella e Trianon_Viviani_Nino1un’orchestra multietnica; l’anno scorso ha ospitato il Fringe festival e quest’anno è una delle sedi principali del Napoli teatro festival Italia; si è stabilito un proficuo e sempre più intenso partenariato con enti locali, associazioni culturali e soggetti del terzo settore che lavorano sui temi della legalità, dell’emigrazione e dell’inclusione sociale: ricordiamo, a puro titolo di esempio, la stipula di convenzioni con varî comuni per serate speciali dedicate agli anziani; il ciclo di incontri con gli scrittori Leggiamoci fuori scuola con la libreria Guida per il pubblico degli adolescenti; l’ospitalità del Festival delle culture slave».

da VIDEOCOMUNICAZIONI.COM

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