Nel cuore dell’Antartide i misteri e i tesori del lago subglaciale Vostok

Polo Sud, un tesoro nel lago
sepolto dai ghiacci
Entra nella fase cruciale la missione di esplorazione del Vostok, il più grande dei laghi subglaciali conosciuti. Un ecosistema unico, intatto da almeno 30 milioni di anni, ma raggiungibile solo grazie a raffinatissime tecnologie


NICOLA LOMBARDOZZI

lago_vostokMOSCA  –  C’è un mondo sommerso tutto da scoprire in fondo ai ghiacci del Polo Sud. Microorganismi e forse vegetazioni mai conosciute, che rimangono nascosti al resto del pianeta da almeno 30 milioni di anni. Il lago di Vostok, il più grande lago subglaciale conosciuto, si trova nel cuore dell’Antartide. Per chi volesse divertirsi a cercarlo sull’atlante, le coordinate sono 78°27’51.92″S e 106°50’14.38″E.

Ha più o meno le dimensioni dei grandi laghi degli Stati Uniti come l’Ontario che gli somiglia anche come forma. Ricopre un’area di 14mila chilometri quadrati è ha una profondità media di 344metri. Al centro vi sarebbe anche una piccola isola, che rende ancora più affascinante il mistero del  lago sepolto.  Il problema è che Vostok si trova a circa quattro chilometri di profondità sepolto dalle montagne di ghiaccio che si sono accumulate nel corso del tempo con lunghi inverni in cui la temperatura scende oltre i 60 sotto zero (punta record -82)  e brevi estati in cui la colonnina del termometro non sale comunque mai sopra ai -30. La sua acqua dolce è rimasta allo stato liquido  grazie alla pressione del ghiaccio che la sovrasta e che mantiene la sua temperatura sempre nei dintorni dello zero.

Gli scienziati della base russa,  che da anni stanno cercando il modo di raggiungere e studiare le acque incontaminate di Vostok, hanno finalmente annunciato di essere a un passo dal compiere la loro missione. “Entro fine anno – afferma via telefono satellitare il capo delegazione Valerij Lukin  –  riusciremo a prelevare i primi campioni e daremo il via all’esplorazione più dettagliata”. Le tecnologie sviluppate in anni di ricerca con altri esperti americani e britannici consentirebbero infatti di mantenere le acque di Vostok sterili senza turbarne l’equilibrio naturale. Vostok , che in russo significa Est, è da tempo un’ossessione per la delegazione inviata da Mosca a esplorare i segreti dell’Antartico ma anche per tutti gli altri scienziati delle 45 basi internazionali dislocate al Polo sud.

Scoperto nel 1974 e misurato solo nel ’96 grazie a tecniche di indagine radar e con l’elaborazione sistematica di dati sismici, è stato a lungo ritenuto irraggiungibile. Le trivelle russe hanno per la verità scavato a lungo nel cuore di ghiaccio del pianeta fino a raggiungere nel 2008  una lago_vostok1profondità di 3677 metri. A quel punto si sono accorti che il lago era ancora troppo più profondo e che la conformazione del ghiaccio che lo ricopriva non avrebbe garantito le condizioni di sterilità necessarie. Hanno dunque ricominciato da un’altra postazione e hanno scavato nuovamente, fermandosi pochi mesi fa alla profondità di 3650 metri. Tutti gli strumenti e i rilievi eseguiti confermano che tra le trivelle e le acque nascoste c’è ormai solamente una crosta di ghiaccio di non più di cento metri.

Adesso comincia la parte più delicata ed eccitante per la pattuglia di scienziati delle nevi. Bisognerà collocare gli strumenti e lavorare di fino per ultimare la trivellazione senza far crollare il “coperchio” che custodisce il lago di Vostok. E bisogna fare in fretta perché le temperature resteranno accettabili (circa -40) solo per poche settimane. Già a metà marzo il gelo obbligherà gli esploratori  a fermarsi e attendere novembre  per togliere l’ultimo tappo e guardare finalmente dentro a uno scrigno preistorico custodito nel freddo  da prima che la Storia cominciasse.

da LA REPUBBLICA

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