Ragusa è morto Francuzzu ra Cruci Franco Pecoraro aveva 58 anni

Francuzzu ra Cruci Franco PecoraroE’ morto Francuzzu ra Cruci
Aveva 58 anni

Ragusa – Pochi giorni fa è scomparso a Ragusa il signor Franco Pecoraro, di anni 58. Detto così, vorrebbe dire poco, se non per i più stretti familiari. Se invece scrivo che è morto “Francuzzo ra Cruci”, allora una buona metà degli oltre settanta mila ragusani sapranno di chi stiamo parlando. Una figura che ha caratterizzato l’intero, vasto e popoloso quartiere “della Croce” per almeno cinquanta anni. Per ricordarlo, ospitiamo le righe di un suo amico.

Domenica scorsa, mi trovavo in auto, incolonnato nel “sonnecchioso” traffico della nostra Ragusa, avanzavo lentamente, mi arresto casualmente proprio davanti ad un pannello, mia moglie, a quel punto, mi fa notare un manifesto che non avrei mai voluto leggere, quelle poche righe di commiato, annunciavano che non c’era più un carissimo amico, un fratello; sgomento ne prendo atto. Per chi come me è nato e cresciuto nel popoloso quartiere “Croce”, non può non conoscere Franco Pecoraro, per tutti affettuosamente “Francuzzo”, un ragazzo affetto da sindrome di Down; si apre una finestra immediata sul “cortile dei ricordi”, ma uno di questi prende il sopravvento: un pomeriggio di tardo autunno di molti anni fa, uno dei tanti passati in strada a rincorrere un pallone, in un angolo di cortile che per noi equivaleva, nel nostro immaginario, al più importante degli stadi, si consumava l’ennesima interminabile sfida di calcio tra noi ragazzi, Francuzzo come al solito stava accovacciato ai bordi e ci osservava.
Il pallone, forse spinto dal destino, rotolò verso di lui. Andai a recuperarlo, mi chinai, e fu in quell’istante che il mio sguardo incontrò il suo, lo fissai, scattò qualcosa, gli chiesi se volesse giocare, immediato il suo assenso, si alzò e si unì al gruppo. Giocò, sudò, si arrabbiò, esultò. Alla fine di quella partita si avvicinò, mi abbracciò e spontaneo mi offrì un “Grazie”. Chissà da quanto tempo, realizzai, in silenzio senza mai farlo notare, aveva aspettato quell’invito. In quell’istante che senza accorgercene tutti noi, avevamo fatto qualcosa di concreto per Francuzzo, lo avevamo forse per la prima volta fatto sentire veramente “uno di noi”.
Francuzzo non c’è più, ma mi piace pensare che stia giocando felice e spensierato, l’ennesima partita. Ci mancherà, ci mancherà il suo storpiare i nostri nomi, ma nessuno ci potrà mai privare di tutti quei momenti vissuti insieme, sulla “strada”, momenti stampati con inchiostro indelebile sul “libro della nostra vita”. Ciao Francuzzo. Tuo Nuccio Minniti.
Saro Distefano da ragusanews.com

I commenti sono chiusi.