Riccò del Golfo un uomo di 49 anni si suicida davanti ai figli a tavola perchè aveva perso il lavoro

ambulanza croce verdeSi uccide davanti ai suoi due figli
perché aveva perso il lavoro
L’uomo, 49 anni, di Riccò del Golfo, si è prima dato fuoco, ma uno dei ragazzi ha spento le fiamme. Seppur agonizzante, l’uomo ha preso un coltello e si è pugnalato al petto

RICCO’ DEL GOLFO (LA SPEZIA) –  Era depresso dopo aver perso il lavoro, dominato dal senso di vergogna per non riuscire a provvedere alla famiglia. Si è suicidato davanti ai figli, prima dandosi fuoco, poi infliggendosi tre coltellate al petto.

Aveva 49 anni l’uomo che si è tolto la vita a Riccò del Golfo, nell’entroterra spezzino, all’estrema riviera ligure di ponente. Sembrava un giorno come altri: i ragazzi in sala a vedere la tv, il papà chiuso in cucina a preparare la cena. Poi le urla. I figli spalancano la porta e vedono il padre avvolto dalle fiamme che grida per il dolore. Dopo un attimo di stordimento, la più grande dei due ragazzi, 17 anni appena, prende in mano una tovaglia e avvolge il padre nel tentativo di spegnere le fiamme. Impietrito dal terrore, il fratellino di 13 anni, piange immobile sulla soglia della cucina.

Il padre non riesce più a parlare, i vestiti a brandelli, il volto trasformato dal dolore si siede su una seggiola mentre i due ragazzini scendono in strada a chiedere aiuto. Il padre li segue con lo sguardo: attende che chiudano la porta per portare a termine il suo disegno suicida. Con un coltello che afferra dal cassetto della cucina, si infligge al petto tre colpi e muore sul pavimento accanto alla bottiglietta di alcol usata per darsi fuoco.

Ma i ragazzi non potevano sapere che il loro padre era già morto quando corrono in strada per chiedere aiuto. Telefonano alla madre che abita dieci isolati più in là, sulla stessa Aurelia sulla quale si affaccia l’appartamento dell’ex marito, e chiamano un elettrauto che ha l’officina proprio davanti al palazzo del papà perché salga di corsa i tre piani e con l’estintore cerchi di spegnere le fiamme.

Tutto inutile. Quando il meccanico entra in casa del vicino, quando anche i carabinieri e il medico del 118, chiamati dall’ex moglie della vittima, raggiungono l’appartamento, la tragedia è già consumata.

L’operaio suicida si era trasferito a Riccò del Golfo una ventina d’anni fa. Un anno fa, la sorte si è accanita su di lui: prima la separazione dalla moglie, poi il licenziamento per colpa della crisi dal cantiere navale a Bolano, nello spezzino, dove lavorava da tempo. Un duro colpo che l’aveva gettato in una profonda prostrazione da cui non era riuscito a sollevarsi neppure con l’aiuto dei suoi due figli.

La ragazza e suo fratello vivono con la mamma dopo la separazione dei loro genitori, ma trascorrevano spesso il tempo libero a casa di papà: anche ieri, erano andati a trovarlo con gli zainetti della scuola per fare i compiti.

Ma l’angoscia che lo divorava non gli ha lasciato scampo. Il sussidio di disoccupazione non gli bastava; ogni mercoledì si metteva in fila alla Croce Rossa di Riccò per raccogliere il ‘pacco viveri’ che i volontari distribuivano ai più bisognosi. I vicini che sapevano della sua condizione economica dopo il licenziamento, più di una volta avevano raccolto qualche soldo per comprargli un giaccone per l’inverno e la proprietaria dell’appartamento, da un paio di mesi non esigeva più l’affitto.

Riccò del Golfo è un paesino di 3.500 anime, in val di Vara, cresciuto tra i boschi dell’Appennino: in paese quasi tutti si conoscono e molti erano al corrente della disperazione in cui viveva il padre di quei due ragazzini ancora scolari: la più grande iscritta all’Alberghiero, il più piccolo ancor alle medie.

Il presidente della Croce Rossa di Riccò del Golfo ricorda l’operaio suicida: al mercoledì era lui che gli consegnava pasta e tonno in scatola, e venedì sera è stato ancora lui a correre insieme ad un paio di volontari nell’appartamento dove l’amico si era dato fuoco: “Era una persona tranquilla  –  ricorda Carlo Figoli  –  un po’ taciturna, ma assolutamente cordiale con tutti. Da quando aveva perso il lavoro, circa un anno fa, ogni settimana veniva nella nostra sede a ritirare i generi alimentari che distribuiamo alle famiglie bisognose. Ma l’ultima volta non l’abbiamo visto: forse aveva già deciso di farla finita”.
di BRUNO PERSANO da repubblica.it

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