Putin vieta i casinò

Fabrizio Dragosei

L’unico paragone che viene in mente ai russi è quello con l’America de­gli anni Trenta e il proibizionismo, senza dimenticare, naturalmente, il tentativo che fece Mikhail Gorbaciov nel 1985 di to­gliere dalla circolazione la vodka. Tentati­vo poi fallito miseramente, tanto che oggi metà delle morti tra i russi maschi sono addebitabili all’alcol. Vladimir Putin e Dmitrij Medvedev se la sono presa invece con il gioco d’azzardo e hanno deciso di chiudere tutti i casinò e le sale-gioco spar­se per il Paese.

casinoDa domani roulette, black jack e slot-machine saranno legali sola­mente in alcune aree particolari situate in luoghi sperduti dove, per ora, non esiste nulla. Migliaia di casinò in tutta la Russia stanno chiudendo o tentano di riciclarsi come ristoranti, night club, sale da ballo. Decine di migliaia di dipendenti rischiano di perdere il posto da un giorno all’altro, mentre la decisione potrebbe avere anche effetti economici rilevanti, visto che il set­tore afferma di pagare quasi un miliardo di dollari in tasse ogni anno.

Ma la «nuova Russia» immaginata da Putin non poteva più sopportare l’immagi­ne proiettata da queste strutture sbocciate come funghi con le grandi privatizzazioni dei primi anni Novanta. Era davanti ai casi­nò che spesso avvenivano i regolamenti di conti tra bande rivali. Senza dimentica­re il fatto che buona parte del business è in mano agli odiati georgiani. Nei casinò, poi, come disse lo stesso Vladimir Vladimi­rovich nel 2006 quando decise di dichiara­re guerra al gioco, «si rovinano non solo i giovani ma anche i pensionati che butta­no fino all’ultimo copeco». A dargli ragio­ne, ci sono le statistiche: secondo il centro di riabilitazione moscovita NarcoDen, in Russia ci sono almeno tre milioni di perso­ne che hanno perso la testa con il gioco. Cifre che, naturalmente, vengono smen­tite da chi gestisce le piccolissime sale e dai padroni dei locali più famosi. Come Oleg Boiko, 43 anni, miliardario, proprie­tario della società Ritzio, il primo operato­re di slot-machine nell’Europa dell’Est, con sede a Cipro. In Russia ci sono attual­mente circa 360 mila macchinette man­gia- soldi, come vengono comunemente chiamate. Un numero inferiore solo a quel­lo degli Stati Uniti e del Giappone. Ma cosa accadrà ora? Le zone dove do­vrebbero nascere le nuove città del gioco sono, per lo meno, improbabili. Kalinin­grad, un’enclave russa (la ex Prussia Orien­tale) situata tra la Polonia e la Lituania; il Mar d’Azov (appendice del Mar Nero); la regione dei monti Altaj, quasi al confine con la Mongolia; l’area di Primorye, sul Pa­cifico. Le nuove città dovrebbero nascere dal nulla, naturalmente grazie ai finanzia­menti degli investitori interessati che fino a ieri non credevano che Putin e Medve­dev facessero sul serio.

L’unico posto dove qualche cosa fino ad oggi è successo è la regione di Krasnodar che ha annunciato l’intenzione di mettere all’asta pezzi di terra sulla costa del Mar d’Azov dove dovrebbe nascere la città del gioco, una specie «di villaggio cosacco cre­ato attorno a una strada centrale», dicono le autorità. Le quali sono convinte che sui cento ettari previsti, nascerà la «Las Vegas d’Azov». Per ora gli unici che hanno mo­strato un certo interesse sarebbero i pro­prietari della Casinos Austria. Ma sugli Al­taj e nelle altre zone? Nebbia assoluta, an­che perché i proprietari di case da gioco sono convinti che nessuno si metterà in aereo per coprire 6-8 mila chilometri e an­dare a giocare. Così quasi tutti pensano a come riciclar­si nelle città russe dove adesso sono pre­senti, Mosca in testa, con i suoi 33 casinò e 574 club: stanno nascendo sale da ballo, ristoranti, scuole di danza. Parecchi entre­ranno nell’illegalità, esattamente come ac­cadde in America con il proibizionismo. Si prevedono decine di club che, magari sot­to la copertura di case d’appuntamenti (tollerate), offriranno il brivido proibito. Molti ricorreranno a una trovata dell’ul­tim’ora, riciclarsi come circoli per il po­ker: i gestori hanno scoperto che non è più considerato un gioco d’azzardo. Il 26 giugno del 2007 l’Agenzia Sportiva Federa­le ha infatti registrato tra gli sport ricono­sciuti in Russia il «Seven-card stud po­ker », l’«Omaha» e il «Texas Hold’em».

da IL CORRIERE DELLA SERA

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