San Polo è morto Giovanni Gianni Iotti 89 anni elettrauto e deportato in Polonia

Giovanni Gianni IottiMorto Iotti, elettrauto ed ex deportato
San Polo, nel 1943 fu fotografato nel campo di lavoro: sul cartellino il numero 2013, l’anno della morte

SAN POLO. Si sono svolti lunedì mattina i funerali di Giovanni Iotti, per tutti Gianni, 89 anni, che è stato il primo elettrauto di San Polo. Dal 1943 al 1945 era stato per due anni internato nei campi di prigionia tedeschi in Polonia, da cui si era salvato per miracolo.
Era ammalato da tempo e per questo era ricoverato all’Asp Carlo Sartori di San Polo, dove è deceduto venerdì scorso. Gianni Iotti era conosciutissimo in tutta la Val d’Enza per la sua attività di elettrauto, che ha svolto per oltre cinquant’anni.
Nativo di Castelnovo Sotto, giovanissimo aveva iniziato a lavorare in un’officina di un elettrauto di Reggio e nel 1953, quando si trasferì a San Polo, portò con sé una piccola cassettina con qualche attrezzo e, in via Canossa, aprì la sua officina da elettrauto. Allora l’elettrauto riparava di tutto, dai trattori alle auto, dai camion alle moto, e Gianni Iotti era molto richiesto in tutta la Val d’Enza, sia dalla parte reggiana che parmense. Per la sua professionalità ed onestà, era diventato richiestissimo anche dagli agricoltori come riparatore dei trattori, e anche dopo la pensione in tanti hanno continuato a richiedere la sua assistenza, che lui prestava ancora con piacere e generosità.
Era solito raccontare la dolorosa esperienza vissuta nel campo di prigionia polacco, dove era stato internato nel 1943: catturato a Bologna quando era militare di leva, Gianni Iotti, a 19 anni, venne deportato in Germania senza poter avvisare la famiglia. Il padre Celso partì da Reggio in bicicletta per portagli abiti di ricambio e generi di conforto, ma al suo arrivo gli dissero che il figlio era già partito sui carri di bestiame. E così tornò in bicicletta a Reggio senza poter vedere il figlio.
Nel campo di lavoro Gianni Iotti fu utilizzato per riparare le linee ferroviarie bombardate, e quando i russi liberarono il campo lo fecero prigioniero a loro volta e lo misero ad accudire i cavalli per altri sei mesi. Per due anni i genitori non ebbero più notizie del figlio, finché non tornò a casa nel 1945, molto dimagrito.
Dieci anni fa, la Germania lo ha risarcito per il lavoro svolto come prigioniero di guerra, grazie anche ad una fotografia segnaletica che gli era stata fatta nel campo di lavoro. Quella fotografia, scattata nel 1943, ha un curioso particolare: appare Gianni Iotti che mostra un cartellino con il numero 2013, numero che corrisponde “casualmente” proprio all’anno della sua morte, avvenuta settant’anni dopo lo scatto di quella foto.
Gianni Iotti lascia la moglie Alba Messori e due figli, Nelson, medico, e Sandro, ingegnere.
Daniela Salati da gazzettadireggio.it

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