Scaglia Dominus sapeva tutto

silvio-scagliaGip: Scaglia dominus Fastweb, sapeva tutto
Incline a gravi reati economici, pervicace attività simulatoria

ROMA – Silvio Scaglia era ”il dominus pressoche’ assoluto” di Fastweb ed e’ ”logico” ritenere che le operazioni commerciali fittizie  ‘Phuncards’ e ‘Traffico Telefonico’ ”fossero non soltanto da lui conosciute, ma espressamente autorizzate in quanto  indispensabili per l’abbellimento dei bilanci e della contabilita’ della societa’ da lui amministrata”, sostiene il gip Aldo Morgigni nell’ordinanza di custodia cautelare. Non solo. Scaglia avrebbe evidenziato ”una pervicace e continua attivita’ simulatoria” e una inclinazione a commettere ”reati economici di particolare gravita”’. Parole durissime per il manager, che domani tonrera’ in Italia e  che ha fatto sapere di essere ”tranquillo”.

Scaglia e’ accusato, nella sua qualita’ di amministratore delegato e di presidente del cda di Fastweb SpA, nonche’ di amministratore  delegato di E.Biscom spa di ”partecipazione all’associazione per delinquere” individuata dagli inquirenti, ”in relazione alle condotte tenute nell’ambito delle operazioni commerciali fittizie ‘phuncard’ e traffico telefonico”’ e del reato di ”dichiarazione infedele mediante l’uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti” in relazione alle dichiarazioni IVA  relative agli anni fiscali 2003, 2005 e 2006.

Secondo il gip, Scaglia era ”non soltanto il legale rappresentante” di Fastweb ”di fronte a terzi, ma il vero dominus della societa’  quotata dopo la trasformazione e colui al quale venivano quindi riferite le scelte gestionali di maggior rilievo nell’ambito della  societa”’. ”Gli accertamenti eseguiti nel corso delle indagini – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – consentono  ragionevolmente di sostenere che Scaglia era in possesso di tutti gli elementi utili per valutare e dunque evitare il coinvolgimento  della societa’ nella frode fiscale perpetrata con le operazioni commerciali ‘Phuncards’ e ‘Traffico Telefonico”’. Scaglia era,  ”pertanto, consapevole, del ruolo essenziale assunto dalla Fastweb spa all’interno della filiera delle societa’ coinvolte, nonche’ dei  molteplici ed indebiti benefici percepiti ai danni dello Stato”.

La stessa scelta di riprendere l’operazione ‘Phuncard’ nel settembre 2003, ”realizzando un ulteriore fatturato di oltre  100 milioni di euro, e’ in sostanza a lui ascrivibile – scrive il gip – perche’ soltanto lui avrebbe potuto autorizzare a quel punto la ripresa di una  operazione commerciale ‘bocciata’ da comitato di controllo, ma evidentemente indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi di  bilancio prefissati”.     A sostegno di questa tesi, gli inquirenti portano tra l’altro le dichiarazioni di alcuni manager di Fastweb, che  smentirebbero Scaglia. Quest’ultimo, ad esempio, ha affermato che in azienda aveva un ruolo ”organizzativo, progettuale”, ma  Alberto Trondoli, direttore generale, interrogato il 12 marzo 2007 ha dichiarato che Scaglia, all’epoca dei fatti, era anche il maggior azionista della societa’ e sulle tematiche piu’ importanti lui era comunque sempre informato e ”diceva anche la sua”. Insomma, per il  giudice era Scaglia che decideva. Lo conferma anche una intercettazione del funzionario Giuseppe Crudele, che parla  dell’operazione ‘Traffico telefonico’, chiusa dopo la pubblicazione di un articolo in cui si scriveva di indagini in corso: ”..e’ stato  proprio lui in persona… ah… capito? A decidere di… bloccare tutto quanto…”.

Del resto, scrive il gip, ”mai nessuno dei top manager ha posto in discussione il ruolo di Scaglia come deus ex machina della  societa”’, di cui era ”sostanzialmente il proprietario, vantando il controllo diretto del pacchetto di maggioranza. Deve quindi  escludersi che operazioni come quelle descritte, che ponevano i conti di Fastweb a rischi anche di cassa cosi’ evidenti, potessero  essere realizzate senza che egli ne fosse a conoscenza nel dettaglio”.

Ma secondo il giudice vi sarebbe stata anche una ”pervicace e continua attivita’ simulatoria dello Scaglia volta ad eludere le  conseguenze delle proprie azioni scaricando le responsabilita’ sui manager da lui dipendenti, denotando una personalita’  indubbiamente incline alla commissione di reati economici di particolare gravita’ ed il rischio concreto che ove lasciato libero egli  possa inquinare le prove inducendo le persone che una volta erano a lui sottoposte ad inquinare ulteriormente le prove, come gia’  fatto durante le indagini occultando ad esempio per lungo tempo l’audit interna svolta dalla Beverly Farrow”.

Per queste ragioni viene ritenuta ”indispensabile” l’adozione nei confronti di Scaglia della misura della custodia cautelare in  carcere.


di Vincenzo Sinapi ANSA.it

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