Schiavone batte Jankovic e passa ai quarti del Roland Garros

In tre set la schiavone regola la Jankovic e approda ai quarti.

Una caparbia Francesca Schiavone lotta contro Jelena Jankovic e si impone 6-3 2-6 6-4 accedendo ai quarti di finale del Roland Garros, dove affronterà Anastasia Pavlyuchenkova. Negli scontri diretti con la diciannovenne russa, Francesca è avanti 2 a 1. Nell’unico confronto sulla terra battuta, che risale alla Fed Cup del 2009, si è imposta Francesca. Evitata la bestia nera Zvonareva, che l’aveva sempre sconfitta. dal Roland Garros.

Schiavone-Jankovic è un match di quelli che ti devi portare la merenda da casa. Questo lo sai già la mattina, mentre ti avvicini ai campi da gioco. In più, è un match che viene subito dopo uno di quelli in cui ti devi portare la cena, quello fra Fognini e Montanes. Campo di sudore, fatica e anche gloria il Suzanne Lenglen in questa domenica di mezzo parigina. Si potrebbe dire che Francesca sale subito 4-1, se quel subito non stonasse: sono venticinque minuti di battaglia, quelli che servono a portare in cascina questo vantaggio. Schiavone fa quello che sa fare meglio, quello che ha incantato il pubblico parigino lo scorso anno: cambi di gioco, variazioni. Schiavone, quando è in giornata, ti incasina la vita. E siccome di fronte ha una giocatrice che tende ad essere campionessa del muro di gomma, meno nel costruire qualcosa, ogni singolo scambio si trasforma in uno scontro fra la fantasia di Francesca e le pedalate di Jelena. Un match che quindi solo a tratti è bello, cioè quando la nostra riesce a fuggire dalla gabbia della serba. Il lucchetto deve essere difettoso, perché nel primo set Francesca riesce spesso, ad aprirlo. Talmente spesso che sale 5-1 e servizio, anche se deve affrontare l’ennesimo game maratona del set, nel quale la serba riesce a breakkare alla terza opportunità. Prova a risalire controcorrente il match che l’italiana le ha apprecchiato, Jelena, ed in parte ci riesce: l’ottavo game è l’unico del set che vince facilmente, ma poi deve soccombere alla decisione di Schiavone di cambiare ancora una volta le carte in tavola: nel nono game la campionessa uscente infatti si butta decisamente in avanti e si prende il set con un serve&volley che quasi nessuno più sul circuito sa cosa significhi. 13 colpi vincenti nel primo set per Francesca contro i 5 della serba. Poche storie, la partita la fa lei.
Verrebbe da dire un’ovvietà: è importante, essere campionessa Slam. E’ importante perché cambiano due cose fondamentali: il tuo modo di approcciarti ai match, anche quelli di cartello come questo. E cambia il modo in cui le avversarie vivono il tuo approccio sulla loro pelle. Sei tu la padrona di casa e le avversarie, a livello subconscio, lo sentono.

Il secondo set comincia come il primo, vale a dire con un game interminabile che stavolta va alla serba anche grazie ad un marchiano e raro errore della nostra su una volée alta di dritto. Prova la fuga Jankovic, va due a zero e poi c’è un game di quelli in cui Schiavone sembra Federer… nel senso che deve collezionare almeno una decina di palle break prima di trovare quella che più gli aggrada. Solo che le palle break sono solo quattro in quel game e Francesca-Roger non ne trova una carina abbastanza da essere sfruttata. Jankovic sale 3-0. Cosa è cambiato? Che la serba prova a fare qualcosa di più e l’italiana ha i trucchi un po’ annacquati. In tre game Jelena mette insieme lo stesso numero di colpi vincenti fatti nel primo set, mentre gli errori di Francesca salgono leggermente. Prova a stare più dentro al campo Jankovic, da giocatrice intelligente quale è: sta più dentro al campo, macina meno chilometri e prova a giocare colpi che non diano il tempo a Schiavone di architettare quei suoi colpi strani che sulla terra stanno indigesti a tante. Ad un certo punto allarga anche le braccia Francesca, come a dire: ma quanto corre questa? In realtà corre meno che nel primo set, questo è il problema, mentre lo spettro del terzo set si fa sempre più concreto. Diventa realtà nel ottavo game, quando Schiavone cede il servizio a zero dopo che nel precedente turno di servizio Jankovic era riuscita a recuperare da 0-40 sull’ultimo tentativo di rientro di Francesca. Punteggio di 6-2 e sosta ai box per la nostra per riordinare le idee.

Il terzo set inizia dopo un’ora e cinquanta di battaglia e i dati del secondo set confermano il cambio nel balance of power del match: Jankovic ha mantenuto alto il numero degli errori, ma stavolta perché ha cercato di fare più punti. Infatti chiude con un saldo di +3 su Schiavone nella statistica dei vincenti. Nell’angolo di Schiavone, quella veramente stanca sembra Tax Garbin, distrutta dai nervi. Coach Corrado sembra invece sconfitto dal caldo.
Nel terzo game Francesca si fa recuperare da 40-15 ma poi chiude sul 2 pari anche grazie a due buone prime di servizio. Nel game successivo Francesca Schiavone riesce a prendere il break all’avversaria, aggredendola sul rovescio. Ma il vantaggio dura solo qualche minuto, perché, complice anche un doppio fallo ed un eccessivo nervosismo, la Jankovic si impossessa del servizio dell’italiana sfruttando una maldestra smorzata di Francesca che si spegne sulla rete. Jelena è brava a confermare il vantaggio ma la Schiavone è ancora viva e sul 3-4 0-30, serve un ace e opta spesso per la volée che le permettono di rimanere in partita e pareggiare 4-4. Le sorti dell’incontro si giocano al 9° game: l’italiana parte male e va subito sotto 0-30 ma è brava a comandare il gioco e, salendo a rete per ben 3 volte, alla seconda palla break, si porta 5-4. Dopo 2 ore e 30 minuti di gioco, al momento di chiudere l’incontro, Francesca commette un doppio fallo ma la sua aggressività a rete è premiata al primo tentativo: jeu, set et match, Mademoiselle Schiavòne!

Davide Zirone e Gianluca Comuniello

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