Secondigliano e il negozio di ottica della signora Carmela rapinata 45 volte

«TUTTI MI DICONO DI ANDARMENE, MA IO LAVORO QUI DA 30 ANNI: SE NE ANDASSERO I CRIMINALI»
L’odissea di una negoziante rapinata 45 volte: “Non mollo”

Le strade di Secondigliano, continuamente teatro delle azioni della microcriminalità
Secondigliano, l’ultimo «colpo» al negozio di ottica sventato  da un vigile

L’ hanno rapinata quarantacinque volte. E sabato pomeriggio sarebbe stata la quarantaseiesima. Roba da primato. Ma lei non molla: «L’importante è continuare. Se ti fai mettere i piedi in testa una volta avranno vinto loro», ripete sicura. E così stamattina alzerà puntuale la saracinesca del suo negozio di ottica, a Secondigliano periferia a nord di Napoli, come fa da oltre trent’anni. La signora Carmela ha una guancia gonfia e il collo indolenzito, eppure poteva andare peggio. Quando ha visto quei due varcare la soglia del suo negozio ha subito capito che erano rapinatori: «Ormai li riconosco appena entrano e così inizio immediatamente ad urlare», spiega. Una sensibilità maturata sul campo la sua. La prima rapina se la ricorda ancora, nonostante siano passati quasi vent’anni: «Era un ragazzino non ancora maggiorenne, – ricorda la signora Carmela – aveva una pistola, ma nel negozio non c’erano contanti. Così arraffò una catenina d’oro con su inciso il mio nome. Che fine fece? Lo riconobbi e si fece quattro anni nel carcere minorile di Nisida». Sabato pomeriggio i due banditi hanno agito come da copione. Uno sullo porta per evitare «sorprese», l’altro dritto contro la signora per farsi consegnare i soldi. Ha urlato Carmela, come fa di solito, è il suo modo di difendersi. Il rapinatore l’ha presa per il collo, ha cercato di soffocarla e le ha mollato pure un ceffone. «Vede – dice – ho ancora la guancia gonfia, mi ha colpito talmente forte da farmi sanguinare». Le urla e il trambusto hanno attirato l’attenzione di un assistente capo della polizia municipale, libero dal servizio, che passeggiava in zona. Il vigile urbano si è avvicinato all’entrata del negozio, sorprendendo alle spalle uno dei malviventi: i due banditi, vista la presenza di un agente, tra l’altro armato, hanno deciso di desistere e di scappare, noncuranti del colpo di pistola sparato in aria a scopo intimidatorio dal vigile urbano.

Una ritirata precipitosa la loro, tanto da lasciare sul posto una moto di grossa cilindrata con la targa coperta da nastro adesivo. Un vecchio stratagemma da rapinatori che però non ha impedito alle forze dell’ordine di identificare uno dei due banditi che al momento è ricercato. La signora Carmela è stata subito soccorsa e un paio di ceffoni non hanno piegato il carattere roccioso di questa donna di sessant’anni. «Perché urlo? Lo faccio sempre. Perché dovrei stare zitta? Io difendo il mio posto di lavoro e i sacrifici che ho fatto in tutti questi anni». L’ultima rapina, la numero 45, venne messa a segno due anni fa. «Era il giorno di San Valentino, – ricorda Carmela – entrano in cinque incappucciati. Ero fuori al negozio, mi presero per i capelli e mi trascinarono dentro. Furono dei momenti tremendi. Lì ho davvero avuto tanta paura». «Alla fine sono pochi quelli che vengono armati – la constatazione amara della proprietaria del negozio di ottica – perché pensano che una donna sola non possa reagire». Ma con lei sono capitati male. Lavorare in questa zona di Napoli non è semplice. Anche gli altri commercianti hanno subito e subiscono rapine. E non solo loro: sono tante le vittime che possono esibire numeri da primato. Eppure carabinieri e polizia sono molto presenti. E il rapporto con i commercianti è continuo. Mercoledì scorso, a seicento metri da qui, è stato inaugurato pure il nuovo commissariato, chiuso dal 2009 per lavori di ristrutturazione. «Le forze dell’ordine? Mi sono sempre state vicine e pattugliano il territorio in maniera ammirevole», dice Carmela. «Ogni volta che chiamo vengono subito, anche se non subisco sempre rapine», si lascia scappare un sorriso. Poi l’amara verità: «Il vero problema è che in questa zona i delinquenti sono troppi». La soluzione? Di chiudere non se parla, spostarsi invece? «Amici e parenti spesso me lo dicono e mi chiedono di trasferirmi in un’altra zona più tranquilla. Ma io – sottolinea Carmela – lavoro qui da trent’anni e lo faccio in maniera onesta. Perché devo andare via io? Sono i delinquenti che devono cambiare quartiere».

ANTONIO SALVATI da lastampa.it

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