Solito messaggio di Berlusconi ai Tg non daremo Milano agli estremisti

Berlusconi, inizia la campagna in tv
“Non daremo Milano agli estremisti”

Non consegneremo Milano agli estremisti. L’asse tra il Pdl e la Lega è stabile e non c’è alcuna alternativa a questo governo. Silvio Berlusconi rompe il silenzio che durava dal giorno delle elezioni e torna alla carica con una serie di interviste ai tg (Tg1, Tg2, Tg5, Studio Aperto e Tg4).

Il premier, criticato anche dalla Lega per la personalizzazione e l’estremizzazione della campagna elettorale, non risparmia attacchi agli avversari: «Il dato di Milano – ha spiegato – dice che i milanesi non hanno premiato il Pd e il Terzo polo, il risultato vero è che il Pdl è il primo partito in Italia e che l’alleanza Lega-Pdl è l’unica in grado di esprimere un governo stabile. A sinistra predominano gli estremisti e non c’è nessuna possibilità di un governo alternativo a questo».

Le attenzione del Cavaliere, com’è ovvio, sono rivolte soprattutto sulla sfida di Milano. «Sono convinto – dice Berlusconi – che tanti milanesi come me sono rimasti turbati dalle bandiere rosse dei centri sociali che hanno festeggiato il risultato del primo turno a Milano». Poi l’appello ai cittadini: «Sono convinto che i milanesi non vogliono che Milano vada in mano agli estremisti della sinistra». Ce n’è anche per Napoli: lì «il risultato del Pdl è buono se si considera che occorreva scardinare il sistema delle clientele che ha amministrato in modo disastroso i cittadini e il territorio e che al ballottaggio sarà schierato per sostenere il candidato dell’estrema sinistra».

Il Pd non sta a guardare e chiede un confronto in tv tra il Cavaliere e Bersani. Carlo Rognoni, presidente del Forum Pd per la Riforma del sistema radiotelevisivo, attacca il «Berlusconi a reti unificate», «senza la possibilità di interloquire e senza lo spazio per far notare le contraddizioni». «No alle “polpette avvelenate” – prosegue – per favore!». Poi la sfida: «Se Berlusconi ha davvero qualcosa da dire accetti un confronto diretto con Bersani».

Il Cavaliere, dando il via all’offensiva mediatica in vista dei ballottaggi, spera di invertire il pronostico di Milano. E proprio nella corsa al capoluogo lombardo c’è una «sorpresa» dietro l’angolo, annuncia Roberto Calderoli senza offrire ulteriori indizi. L’esponente leghista si è limitato ad annunciare che la settimana prossima ci sarà appunto «una grossa sorpresa di Berlusconi e Bossi, che cambierà l’atteggiamento dei milanesi per il ballottaggio».

Non è invece una sorpresa che il clima nei faccia a faccia tv promossi da Sky sia caldo, come dimostra quello di oggi tra Lettieri e De Magistris. Chissà se qualche indicazione in più sulla «sopresa» milanese arriverà dal tour de force di interviste tv con le quali da oggi lo stesso Silvio Berlusconi si accinge a tornare in campo per il rush finale dei ballottaggi. Mentre Renato Schifani rinnova l’invito a «abbassare i toni» e Pier Luigi Bersani si unisce all’auspicio del Presidente del Senato «anche perchè, come si è visto – annota il segretario Pd – non serve a niente».

«Non è con i comizi che si attirano i voti o meno», dice allora Calderoli. In attesa del colpo di scena, nei tempi e modi che saranno, il premier sembra intenzionato a rompere il silenzio che dura ormai dall’esito del voto amministrativo per il primo turno, tornando a parlare attraverso interviste televisive. Con una raffica di dichiarazioni e blitz nei tg che dovrebbero cominciare da oggi e che potrebbero anche essere spalmate nel corso dei prossimi giorni.

Quanto invece al fronte elettorale di Napoli, i due sfidanti incrociano le lame per i confronti organizzati da Sky, a cominciare dal tema dei rifiuti: «In pochi mesi – assicura il candidato sostenuto da Idv e Fds – porteremo la differenziata al 60%, grazie al contributo dell’Asia, che sarà protagonista di questa operazione». Una promessa che, per il candidato del Pdl, «è impossibile da realizzare. Mi impegno a raggiungere il 50% in dieci mesi. Assicuro, inoltre, che non ci sarà più spazzatura per casa, una settimana dopo la mia elezione». Le principali divergenze tra i due candidati riguardano la questione dell’impiantistica. Il candidato del Pdl attribuisce alle precedenti amministrazioni comunali e regionali, guidate dal centrosinistra, la responsabilità della situazione che Napoli sta vivendo. Per il suo avversario, invece, le responsabilità vanno divise tra «l’attuale sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, l’ex presidente della Regione, Antonio Bassolino, l’attuale governatore, Stefano Caldoro, il presidente della Provincia, Luigi Cesaro e il premier Berlusconi che, insieme a Bertolaso, hanno preso in giro i napoletani».

Fli, nell’Assemblea nazionale, approva la dottrina Bocchino che esclude indicazioni di voto per i ballottaggi e registra la distanza di Urso e Ronchi, che non partecipano al voto. Urso anticipa solo «parlerò dopo i ballottaggi».

da lastampa.it

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