Standard e Poor’s taglia outlook a Italia crescita debole e paralisi politica

Crescita debole e paralisi politica aumentano il rischio debito: S&P taglia l’outlook dell’Italia. Il Tesoro: «Nessun rischio, rispetteremo gli impegni»
L’agenzia Standard & Poor’s ha tagliato l’outlook sul rating della Repubblica italiana da stabile a negativo, confermando il rating a lungo termine «A+ » e a breve termine «A/1+» sul debito sovrano. Questo significa che nei prossimi 24 mesi c’è una probabilità del 33% che il rating venga abbassato. Finora l’Italia era rimasta fuori dall’ondata di retrocessioni che ha già colpito Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. Ma la debole crescita economica e lo stallo politico stanno modificando in lo scenario.

Le motivazioni
L’agenzia spiega di avere abbassato l’outlook per i maggiori rischi legati al piano di riduzione dell’indebitamento per il periodo 2011-2014. «Rischi connessi alla crescita dell’economia più debole delle nostre attuali stime, che prevedono un +1,3% nel periodo 2011-2014» e a un possibile «lungo stallo politico potrebbe contribuire allo slittamento delle riforme fiscali. Se uno di questi rischi dovesse concretizzarsi, «il debito dell’Italia potrebbe ristagnare agli attuali alti livelli». D’altro canto, avverte comunque l’agenzia, «se il governo riesce ad ottenere sostegno politico per l’attuazione di riforme strutturali a favore della competitività, ponendo le basi per una crescita economia più elevata ed una più veloce riduzione del debito, i rating potrebbero rimanere al livello attuale».

Prospettive di crescita
La mancanza di impegno politico nella deregolamentazione del mercato del lavoro e nell’introduzione di riforme per aumentare la produttività ha ridotto, secondo l’agenzia, le prospettive di crescita. S&P ritiene che misure volte a ridurre i colli di bottiglia e le rigidità dell’economia siano particolarmente importanti per l’Italia alla luce della sua limitata flessibilità monetaria (derivante dalla sua appartenenza all’Unione Monetaria Europea) e della limitata flessibilità fiscale (a causa dell`elevato livello di indebitamento).

Dopo la contrazione del 2008/2009, la ripresa italiana è stata infatti debole, soprattutto a causa della riduzione delle esportazioni nette. Il deficit commerciale, tradizionalmente vicino all’equilibrio, è cresciuto negli ultimi 15 mesi. La limitata capacità dell’economia italiana di beneficiare delrafforzamento della domanda esterna riflette la bassa crescita della produttività, la limitata mobilità nel mercato del lavoro, e una costante erosione di competitività internazionale negli ultimi dieci anni. Anche se questi fattori influenzano l’economia italiana da oltre un decennio, il loro impatto sulla crescita e, di conseguenza, la dinamica del debito, è maggiore ora a causa dell’intensificarsi della concorrenza nei settori chiave per l’esportazione, dell’ulteriore apprezzamento del tasso di cambio reale deflazionato dalle dinamiche salariali e del rischio di un aumento dei costi della raccolta nei settori pubblico e privato.

L’indebitamento è tornato ai livelli del 1997
S&P stima che l’indebitamento netto governativo raggiunga il 116% del PilL nel 2011 (era al 100% del PIL nel 2007), in linea con il livello del 1997. Le sue analisi dimostrano, infatti, che tra la contrazione economica, tra il 2008 e il 2009, ha eliminato tutti gli sforzi di un consolidamento fiscale negli ultimi dieci anni. L’agenzia ritiene la probabilità che l’Italia non riesca a ricondurre il debito governativo netto al di sotto del 113% del PilL entro il 2014 sia maggiore del 33%.

di Antonia Bordignon da ilsole24ore.com

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