Stefano Benni racconto : Un lungo giorno di Straordinaria Tassazione il viaggio del signor Tarquinio per pagare le tasse

tares di Doriano per Stefano Benni racconto TarquinioUN LUNGO GIORNO DI (STRA)ORDINARIA TASSAZIONE (Stefano Benni).

VIAGGIO TRAGICOMICO DEL SIGNOR TARQUINIO PER PAGARE I BALZELLI PUBBLICI. UNO SFORZO SOVRUMANO NELLA CALCA RIBOLLENTE DI UN’UMANITÀ IN FILA DAVANTI ALLA SORTE DOMINATA DALLA BUROCRAZIA. DOVE AL CITTADINO TARTASSATO È RICHIESTA COSCIENZA CIVICA PER AIUTARE LO STATO, SENZA CEDERE A LAMENTI E IMPROPERI.

Tarquinio stava aprendo la porta per uscire. La moglie Teresa e i due figli lo guardavano, con le lacrime agli occhi. Portava con sé una valigia, uno zaino, un sacco a pelo, un fornelletto a gas. Anche lui non riuscì a trattenere il pianto.

Vai caro, non voltarti indietro – disse lei.

Sì – disse Tarquinio – ce la farò.

Hai il modulo dei pagamenti pregressi? Hai la copia ubicazionale con la quadratura? Hai la planimetria calpestabile e i nostri numeri di scarpe?

Sì, si…

Hai la foto del nostro cassonetto? Hai l’ipotesi di frazionamento tra materiale organico e plastica termoindurente? Hai la fotocopia degli incarti delle mozzarelle? Hai il conto dell’aliquota calcolata sulla base dei valori catastali medi?

Ce l’ho. Non sono sicuro però di avere il miniconguaglio del 2012 e il bollino blu dello scaldabagno ricalcolato su base regionale.

Te l’ho messo nella cartella azzurra, caro, insieme alla ricevuta delle sette multe che pagammo per lo stesso verbale del 2007 e alla ricevuta della tassa sull’ombra del bar di tuo zio. Forse sono documenti che non ti chiederanno, ma è meglio star sicuri.

E la mia pagella delle elementari? E il certificato di vaccinazione di Tonino? E la ricevuta della tassa Ama per la cremazione di nonna?

Tutte nella cartella dove c’è scritto Tares, Tia, e Tanatos. Ma adesso vai.

Mamma dove va il babbo? – chiese preoccupato il piccolo Tonino – E tornerà?

Certo che tornerà – disse Teresa con uno stanco sorriso – Va a pagare la Tares e la mini-Imu. Starà via per un po’. Ma lo rivedremo.

Papà papà – disse la piccola Tamara con un sorriso birichino – non è che fai come una volta che uno andava a comprare le sigarette e poi non tornava più?

Tornerò, tornerò miei cari – disse Tarquinio con la voce rotta per l’emozione.

Tarquinio arrivò davanti al Grande Edificio delle Riscossioni. Tuonava e pioveva, la folla occupava tutta la piazza e lunghissime file transennate bloccavano il traffico. Un vigile correva qua e là multando le auto in colonna. Tarquinio si mise in coda pazientemente. Dalla fila giungevano gemiti, cachinni e improperi. Molti erano attendati, altri cucinavano su fornelli improvvisati . Tarquinio prese il ticket del suo turno. C’era scritto 1245.

Mamma mia! Vuole dire che sono il millesimo e passa?

Le è andata bene – disse una voce nota – almeno lei ha il numero. Io ho un’equazione che sto cercando di risolvere da stamattina. C’è anche una radice quadrata.

Riconobbe la voce del geometra Gaudio, suo coinquilino. Era in vestaglia e anfibi.

Signor Tarquinio si prepari al peggio. Sono qui da due giorni, ma non avevo un documento e mi hanno rimandato indietro. Le presento Olga, la nostra padrona di casa.

Al suo fianco c’era un gigantesco uomo vestito da donna, pesantemente truccato.

Ma scusi… – sussurrò Tarquinio sottovoce – ma quella non è la signora Olga. Non vorrei dire ma è… un travestito.

Non mi smascheri. Mi hanno rimandato indietro perché mi mancava una dichiarazione della padrona di casa sui millesimi del riscaldamento. La signora Olga è in ferie, ma hanno detto che potevo portare la fotocopia. Lui è mio cugino Oscar, speriamo che ci caschino.

Mamma mia – sospirò Tarquinio – come è tutto complicato.

Suvvia sia paziente – disse un vecchio dagli occhi azzurri e buoni, con un barboncino al guinzaglio – bisogna dimostrare che abbiamo una coscienza civica, certo c’è un poco di confusione ma un cittadino deve aiutare lo Stato, non limitarsi a sterili lamentele e luoghi comuni sull’inefficienza. È tempo di intesa, non di separazione.

Ma vaffanculo – disse una vecchiona grassa in tuta mimetica, con un carrello da spesa pieno di documenti.

In quel momento si presentò davanti a loro un uomo elegantemente vestito di nero.

Mi presento. Sono Briasconi, line-solver e ticket manager. Potrei agevolarvi. Ho qui un numero 343 per la Tares e un 121 per la mini Imu. Cento euro. Risparmierete almeno un giorno, è un affare.

Non si faccia fregare – disse Gaudio – ieri ho preso due ticket da uno di questi bagarini. Uno era per la fila in farmacia e un altro per una riffa al festival dell’Unità.

– Io non sono un bagarino – disse il ticket manager – sono un serio professionista. Se vuole ho anche un ticket per il concerto del 2092 in memoria di Violetta.

Vada via cialtrone – disse la vecchiona con la mimetica – o le ammazzo con il faldone dell’Iva.

Calma, calma – disse il vecchio dallo sguardo buono – prima o poi verrà il turno di tutti.

Tarquinio passò tutto il giorno nella fila. Telefonò molte volte a casa. Intorno c’era chi giocava a carte, chi lavorava a maglia, chi raccontava di leggendarie file passate. Tutti erano incazzati ma sopportavano con rassegnazione. Venne la notte. Tarquinio si infilò nel sacco a pelo e si mise a guardare le stelle. Stava per addormentarsi quando sentì qualcuno toccargli la spalla. Era il vecchio dagli occhi azzurri.

– Glielo avevo detto che doveva avere pazienza! Ci vuole il dialogo, ho parlato con un usciere del suo caso. Venga con me. Magicamente sorpassarono la fila. Aveva iniziato a nevicare, e i fiocchi coprivano tutti di un bianco velo, le persone, le tende e le valigie, tutto era silenzioso e immobile.

– Ma… moriranno di freddo.

– Ma no, sono contribuenti, sono abituati a tutto, venga avanti – disse una voce. C’era una piccola baracca luminosa e dentro un impiegato sorridente che beveva un tè caldo. Desidera? – disse con voce cortese . Io dovrei pagare la nuova Imu e la Tares e forse un residuo di Tia e di Tarf e… Capisco – disse l’impiegato con un sospiro –, ma non posso aiutarla. Perché ? Perché mi chiamo Akaki Akakjevic e lei sta sognando Gogol e presto si sveglierà. Così avvenne. Tarquinio si destò di colpo. Pioveva a dirotto, suonavano le sirene delle ambulanze, scoppiavano risse, poliziotti in tenuta da guerra si toglievano il casco e sotto avevano un altro casco, la gente urlava e sveniva. Da un altoparlante, una voce risuonò imperiosa nella piazza. Si comunica che oggi per uno sciopero del personale marittimo dei traghetti verranno accolti solo i numeri fino al 500. Comunichiamo inoltre che durante la notte ci sono state modifiche legislative e quindi la Tares è diventata Tartas e Tartar, e va pagata in due distinte file, mentre la mini Imu è divisa in minimuno, minimudue e minimutre, prendete un ticket al pronto soccorso, oppure consultate il nostro sito segreto. Ricordiamo inoltre che da oggi sono proibite le fotocopie e gli ologrammi.

Ma vaffanculo – urlò la vecchia.

Non hai più bisogno di me – disse Oscar togliendosi le scarpe coi tacchi – me ne vado.

Ma io mi stavo affezionando – disse il geometra Gaudio.

Dite tutti così – disse Oscar – e se ne andò mestamente.

In quel momento una valanga di persone si accalcò alle loro spalle. Erano i nuovi contribuenti, più duemila pensionati che dovevano ritirare la pensione in sportelli attigui, più un’orda di giovani perché s’era sparsa la voce che c’era Balotelli in fila per pagare una multa.

Ho un ticket col numero 62. Un sessantadue, in un’ora siete allo sportello! – gridò un ticket manager.

Un uomo erculeo lo abbatté con un colpo di cric e si impossessò del ticket. Ma subito la vecchiaccia gli assestò una pedata nei coglioni e gli fregò il bigliettino.

La precedenza agli anziani – ghignò.

Via via – disse il signore dai dolci occhi azzurri

– non trascendiamo. È vero, c’è qualche problema e qualche lungaggine, ma mentre noi siamo in fila, un nuovo clima politico di dialogo si sta instaurando nel paese. Presto tutto questo sarà un ricordo.

È sicuro? – disse Tarquinio – e si creò un capannello intorno al vecchio dagli occhi buoni. Ma certo – proseguì quello – siamo qui per fare il nostro dovere, non lamentiamoci perché l’Imu e la Tares sono complicate. Ben altri problemi sono in ballo. Io vi chiedo, amici: ma voi siete per il porcellum, per il mattarellum o per il parabellum? E siete per un modello Touch Screen moderno con election day all’americana o per un modello tedesco Bundestag e doppio turno con sbarramento al 5%?

Oppure per un partito unico non ideologico quindi non più elezioni ma una serie di quiz tipo universitario, e inoltre… Non finì. La vecchia in mimetica gli saltò al collo e affondò i denti. L’uomo erculeo gli diede una testata sul naso, Gaudio lo finì con un colpo di karate. Altri vennero e si spartirono vestiti e documenti. Il barboncino, sinistramente somigliante a un cagnolino famoso, sfuggì per un pelo al linciaggio.

Arrivarono due poliziotti che scortavano un importante funzionario Equitalia in divisa da ussaro. Cos’è successo? – chiese il funzionario. Hanno ammazzato un uomo, lo hanno fatto a pezzi e adesso il cadavere è lì per terra… – disse la vecchia sogghignando. Ma la Tares l’aveva pagata? – disse il funzionario. Non ha fatto in tempo – disse Tarquinio. Non è una scusa. Prendete le sue generalità e mandate la cartella esattoriale maggiorata ai figli o a eventuali eredi. Ma… – disse Tarquinio – tutto qui? No certo – disse il funzionario. Mettete i suoi occhiali nel Vetro e plastica e il cadavere nell’Organico. E se ne andò. Tutti tornarono in fila. Un’altra notte stava per cominciare.

Da Il Fatto Quotidiano del 23/01/2014. Stefano Benni via triskel182.wordpress.com

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