Stefano Feltri L’europa straccia la manovra economica

stefano feltriL’EUROPA STRACCIA LA MANOVRA

ARRIVA IL VERDETTO DELLA COMMISSIONE DI BRUXELLES SULLA LEGGE DI STABILITÀ: TUTTO SBAGLIATO.

Tutto sbagliato, tutto da rifare. Il giudizio della Commissione europea sulla legge di Stabilità per i prossimi tre anni è molto più duro del previsto: le stime di crescita su cui si basa il governo sono troppo ottimistiche e per rispettare gli obiettivi sul debito mancano almeno 8 miliardi, quindi il premier Enrico Letta può scordarsi la deroga di 3 miliardi al tetto sul deficit per fare investimenti, togliere l’Imu è stato un errore. O l’Italia cambia subito approccio oppure il prossimo anno tornerà sotto procedura di infrazione. Questa la “Commission opinion”, sostanziata dai “documenti di lavoro” allegati. Un disastro per Letta e il suo ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni che nelle scorse settimane avevano dato per certa una sostanziale approvazione. Negli ultimi giorni, però, Saccomanni aveva capito che le indiscrezioni pubblicate dai giornali italiani erano troppo generose e che la Commissione di José Barroso stava preparando sorprese negative. Quindi era voltato a Bruxelles (con un volo di Stato, scelta irrituale che gli ha attirato polemiche) per discuterne con Rehn. Niente da fare, il documento della Commissione si chiude con la richiesta di “adottare ogni misura necessaria” per rispettare gli impegni concordati con Bruxelles, visto che la legge di stabilità è inadempiente.

LE NUOVE REGOLE. È il primo anno che la Commissione ha il potere di dare un parere preventivo sulla legge che imposta il bilancio dei prossimi tre anni, è una novità radicale introdotta dal “two pack”, due regolamenti europei (immediatamente esecutivi senza provvedimenti nazionali da approvare) entrati in vigore il 30 maggio 2013. La filosofia è: meglio prevenire che curare, segnalare subito i problemi permette di risolverli senza arrivare a mettere un Paese sotto processo. Nella prima parte dell’anno, gli Stati dell’area euro presentano a Bruxelles i loro piani di riforme e gli obiettivi di bilancio che vogliono raggiungere, nei sei mesi successivi applicano i provvedimenti necessari a ottenere i risultati desiderati. Con la Commissione a vigilare che le misure siano all’altezza degli intenti. “Ogni giorno quest’anno, così come l’anno scorso, è politicamente delicato in Italia. Noi dobbiamo fare il nostro lavoro indicando la strada verso conti sostenibili”, ha risposto Olli Rehn a chi gli chiedeva conto dell’ingerenza europea nella politica nazionale.

STIME SBALLATE. Il “two pack” è una regola che l’Italia non ha mai contestato, anzi. E ora si vedono i primi effetti: i contorcimenti contabili con cui Letta riesce a tenere insieme Pd e Pdl, a Bruxelles non funzionano. E il giudizio di Rehn e di tutto l’esecutivo comunitario è molto duro. L’Italia ha usato previsioni di crescita esagerate (Pil +1,1 per cento nel 2014, contro lo 0,7 della Commissione), fatte dal governo in autonomia senza usare un ufficio di bilancio indipendente che, dal prossimo anno, sarà obbligatorio. Poi ha lasciato andare il deficit, che nel 2014 andrà al 2,7, uno 0,2 per cento in più (3 miliardi) rispetto a quello che Letta aveva promesso a Bruxelles. Il debito continua a crescere, sarà il 133 per cento del Pil nel 2013, e l’unica misura drastica annunciata, un pacchetto di privatizzazioni che vale 7,5 miliardi “non è sufficientemente dettagliato”.

TROPPO DEBITO. Per ridurre il debito al ritmo concordato con la Commissione, l’Italia dovrebbe farlo calare di 9,9 miliardi in un anno, cioè 8,8 miliardi in più di quanto previsto dal governo. Nel 2014 serve un intervento per altri 7,5 miliardi, uno 0,5 per cento del Pil che dovrebbe permettere di raggiungere il pareggio di bilancio strutturale, oppure l’Italia passerà dalla parte “preventiva” del Patto di Stabilità (la lista dei buoni) a quella correttiva, di chi rischia di finire sotto procedura d’infrazione, con gli inevitabili blocchi di fondi europei, pericolo di multe e sfiducia dei mercati. Letta aveva celebrato a lungo l’uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione, lo scorso maggio, dopo quattro anni: allora la Commissione europea aveva esaminato i conti del 2012, quelli che il premier ha ereditato dall’esecutivo Monti, ma già il prossimo anno il giudizio potrebbe ribaltarsi. Una nota del ministero dell’Economia prova a rassicurare: “Nel formulare il suo giudizio la Commissione non tiene conto di importanti provvedimenti annunciati dal governo, anche se non formalmente inseriti nella legge di Stabilità, e già in fase di attuazione”. In effetti a Bruxelles non interessano gli annunci, finché non diventano provvedimenti concreti.

QUESTIONE DI IMU. La Commissione indica anche cosa fare: cambiare idea sull’Imu. La combinazione di nuove tasse sui servizi legata agli immobili (Tasi) porterà meno incassi che la somma di Imu e Tares, e questa è l’unica parte del documento che piacerà al Pdl. Questa scelta “ridurrà ulteriormente lo spazio per un più sostanzioso spostamento del carico fiscale”: la Commissione chiede da sempre che le tasse scendano sul lavoro e salgano sugli immobili, anche l’Iva dovrebbe cambiare, riducendo al minimo i beni con aliquota scontata (4 e 10 per cento). Bruxelles intima al governo di rispettare le raccomandazioni ricevute nei mesi scorsi. Tradotto: siete ancora in tempo, tassate di più gli immobili e meno il lavoro. La seconda rata dell’Imu prima casa 2013 vale 2,4 miliardi, il governo ha promesso che non sarà pagata ma non ha mai trovato coperture alternative. Dopo l’intervento della Commissione sarà più difficile alzare le tasse altrove per sgravare le case e compiacere il Pdl di Silvio Berlusconi.

Da Il Fatto Quotidiano del 16/11/2013. stefano Feltri via triskel182.wordpress.com

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