Stefano Feltri : Renzi i soldi sono finiti pessimismo dell’Istat

stefano feltri 2RENZI I SOLDI SONO GIÀ FINITI
L’ISTAT CERTIFICA IL PESSIMISMO SUI CONSUMI MENTRE PADOAN RIBADISCE: LE CASSE SONO VUOTE.

In attesa dei provvedimenti economici d’autunno, la politica economica è fatta di sfumature, di clima, di indicatori che definiscono il quadro in cui bisognerà prendere decisioni. E perfino l’ottimismo di Matteo Renzi inizia a vacillare di fronte a notizie cupe come quelle che si sono accumulate nella giornata di ieri.   PRIMA BOTTA: i consumatori italiani sono sempre più pessimisti, dice l’Istat. L’indice di fiducia passa da 104,4 di luglio a 101,9 ad agosto. Ormai è parecchio sotto i 105,3 punti di aprile, cioè prima della “operazione 80 euro”. È chiaro il senso politico del dato: il bonus Irpef voluto da Renzi alla vigilia delle Europee doveva servire, oltreché a raccogliere voti, a cambiare le aspettative. Cioè a dare agli italiani la sensazione che la crisi stava finendo e che era il momento di investire e consumare.

L’effetto, stando ai numeri dell’Istat, è durato un mese. A leggere i giornali d’estate le famiglie italiane si sono fatte l’idea che le cose stanno andando male: il giudizio sulla situazione economica crolla da -79 a -91. Traduzione: gli 80 euro non hanno funzionato sullo spirito degli italiani, vedremo presto dai dati sui consumi se almeno hanno agito sul portafoglio. “Nell’Eurozona il rischio della deflazione è ancora presente e in alcuni Paesi dell’area euro è già realtà”, scrive il capo economista del Fondo monetario internazionale, Olivier Blanchard, giusto a certificare che la percezione pessimistica degli italiani è fondata.   Secondo colpo per Renzi: il ministro delle Finanze tedesco , Wolfgang Schäuble, al quotidiano Passauer Neuee Presse, dichiara: “Conosco Mario Draghi molto bene. Penso che il significato delle sue parole sia stato esageratamente interpretato”. Da tre giorni i mercati corrono felici perché hanno intravisto nel discorso che il banchiere centrale ha fatto venerdì a Jackson Hole, negli Stati Uniti, un cambio di clima, premessa per una politica ancora più espansiva da parte della Bce. In realtà Draghi si è limitato ad auspicare un migliore uso della “flessibilità” prevista dai Trattati europei in modo da aiutare i Paesi membri a sopportare il costo delle riforme strutturali necessarie per essere competitivi. E ha condiviso l’auspicio di un aumento degli investimenti in Europa, che è al centro del programma della nuova Commissione europea di Jean Claude Juncker. Ma niente di più. Con la sua dichiarazione – i cui effetti sui mercati si misureranno già oggi – Schäuble chiarisce un punto politico rilevante: la Germania non si muove di un millimetro dalla sua posizione. Che finora è sempre stata chiara: le misure straordinarie si prendono solo in contesti di vera emergenza e ogni aiuto deve essere legato a forti condizionalità e non a fondo perduto.   Terzo elemento della giornata di Renzi: l’intervista del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan al Corriere della Sera. Titolo: “Risparmieremo su tutto”. Svolgimento: non c’è un euro, il famoso decreto Sblocca Italia previsto per domani sarà quasi a costo zero, tutto il resto viene rimandato alla legge di Stabilità, comunque lo “strumento guida” sarà “la spending review”, cioè i tagli. E con l’Europa il governo italiano si sta togliendo i guanti per dialogare meglio a cazzotti: “Vedremo poi come i tempi di raggiungimento del pareggio strutturale di bilancio saranno modulati”. L’Italia non chiederà ulteriori rinvii dell’aggiustamento sul debito, dopo aver deciso in modo unilaterale di rimandare il deficit strutturale zero dal 2015 al 2016, si prenderà altro tempo. Senza discutere, poi se Bruxelles vuole protestare, è libero di farlo. Si immagina l’accoglienza un po’ glaciale che Renzi riceverà sabato, nella capitale europea, al vertice dei capi di governo che deve varare le nomine della Commissione, a cominciare da quella di Federica Mogherini come nuovo Alto rappresentante per la politica estera.   DULCIS IN FUNDO, a certificare che “la luna di miele è finita” (lo ha scritto il Financial Times), arriva il Sole 24 Ore. Renzi da tempo ha smesso di considerare rilevante la Confindustria di Giorgio Squinzi, ma il suo giornale è ancora giudice ascoltato delle sorti del governo in campo economico. Titolo: “Opere, per ora solo 1,2 miliardi”. E nell’editoriale abbinato il giornalista Giorgio Santilli parla di “Numeri, numerini e numeri spaziali”. Più che numeri, balle spaziali: i 43 miliardi che Renzi ha promesso di “sbloccare” domani con il decreto “Sblocca Italia” non esistono e non sono mai esistiti. Anche facendo una generosa somma che include risorse già stanziate per opere che richiederanno dieci anni di lavori per produrre il loro impatto sul Pil, non si arriva a più di 12-15 miliardi.   Soldi che già esistono, è bene ricordarlo, non che vengono trovati dall’attuale governo. Ma Renzi ha spesso l’ansia di esagerare, oggi con i 43 miliardi, in campagna elettorale con i 183 miliardi di Fondi europei a disposizione dell’Italia (sono meno di 40). In questa fine estate di promesse e dichiarazioni è ancora tutto lecito, poi a settembre e ottobre bisognerà scrivere i documenti e i numeri dovranno essere quelli giusti.

Da Il Fatto Quotidiano del 28/08/2014. da stefano feltri via triskel182.wordpress.com

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