Tarantini sull’aereo presidenziale

giampaolo-tarantiniTarantini e quei voli sull’aereo presidenziale
L’imprenditore spesso con il premier sulla tratta Roma-Milano. La Procura: «nulla di penalmente rilevante»
BARI — Ha volato più volte con Silvio Berlusconi, l’imprenditore Gianpaolo Tarantini, sulla tratta Roma-Milano. Accompagnava il premier nei suoi sposta­menti tra Arcore e palazzo Grazioli, e viceversa, sugli aerei della presidenza del Consiglio. Niente di «penalmente rile­vante », stando all’interpretazione adottata dalla Procura di Roma quando ha chie­sto al tribunale dei ministri l’archiviazione dell’indagine-lampo sui voli di Stato da e verso la Sardegna, ma un tassello in più del mosaico che sta facendo emergere i rapporti tra il capo del governo e il trentaquattrenne «re delle protesi» barese. Il quale aveva deciso di aprire un nuovo business fondato proprio sull’amicizia intrecciata col premier, scoccata nella cena a villa Certosa dell’11 agosto 2008 e poi coltivata con le frequentazioni romane e milanesi. Anche attraverso l’accom­pagnamento di giovani e belle donne nelle residenze di Berlusconi, le quali hanno ricevuto dei compensi che hanno fatto scattare l’accusa di induzione alla prostituzione a carico di Tarantini.
La «scalata» negli affari grazie ai rap­porti con l’uomo più potente d’Italia s’è improvvisamente interrotta per il rampante imprenditore, che ora si ritrova inquisito in almeno due inchieste — ce n’è pure una per corruzione, relativa alla sua precedente attività di fornitore di protesi ortopediche — e molto distante dal mondo luccicante e un po’ frenetico nel quale s’era immerso. Un mondo fatto di feste e cene importanti, ma anche di molto lavoro, incontri e telefonate continue. Ora in­vece il telefono è diventato quasi muto. Prima chiamavano tutti, adesso pochissimi. Da qualche giorno Tarantini è lontano dalla sua città, e i pochi amici coi quali s’è incontrato o ha parlato hanno trova­to un uomo provato, preoccupato, molto diverso dall’immagine che dava di sé. Rammaricato delle «leggerezze» che ammette di aver commesso, ma anche del fatto che nessuno, nell’entourage della presidenza del Consiglio, l’aveva avverti­to che forse si stava spingendo «un po’ troppo in là» nei rapporti con Berlusconi. Per affrontare questa prova giudiziaria l’imprenditore ha lasciato il legale che in passato l’ha assistito in altre vicende — Mario Russo Frattasi, ex comunista poi approdato all’Udc come candida­to sindaco alle ultime elezioni comunali — per affidarsi all’avvocato Nico D’Ascola, legato professionalmente al difensore personale del premier Nicolò Ghedini. Agli amici ha confidato che ora le sue mosse sono decise dal nuovo legale, e per adesso gli è stato autorizzato solo un breve comunicato. Quello nel quale si è scusato con Berlusconi.

L’avventura fon­data sugli affari che il legame col premier avrebbe potuto garantirgli sembra già finita, e il futuro lavorativo di Tarantini s’è fatto quantomeno incerto. Le prospettive vagheggiate nell’autunno scorso al ritorno dalla lussuosa permanenza in Costa Smeralda al momento sono scomparse, e il «re delle protesi» si ritrova a fare i conti con una situazione inimmaginabile fino a poche settimane fa, quando continuava a fissare appunta­menti con personaggi importanti e con persone che chiedevano un suo intervento. Sempre in nome dell’amicizia con Silvio Berlusconi. Anche l’altro giovane imprenditore ri­masto al fianco di Tarantini nella nuova at­tività di pubbliche relazioni, Massimiliano «Max» Verdoscia, ieri ha diffuso tramite il suo avvocato Emanuele Boccongelli un comunicato per dire che a suo carico non c’è nulla di «giuridicamente rilevante ». Quel nome però ricorre nelle intercet­tazioni e nei verbali dell’inchiesta della Procura di Bari. Verdoscia era il terzo dei «tre moschettieri» evocati da Alessandro Mannarini, l’ex collaboratore di Tarantini che dopo l’estate ha abbandonato il trio che fu ospite di Berlusconi (insieme agli altri abitanti della villa affittata dall’im­prenditore barese a Porto Cervo) alla cena d’agosto a villa Certosa. E che fu protagonista dell’allegra vacanza sarda. Mannarini è indagato per detenzione e spaccio di stupefacenti in un altro filone d’inchiesta scaturito dalle conversazioni registrate dalla guardia di finanza. Il sospetto che da Bari alla Sardegna sia stata trasportato — tra luglio e agosto, insieme a carichi di bevande, bottiglie e arredamenti aggiuntivi che hanno riempito un Tir — anche un impre­cisato quantitativo di cocaina è nato pro­prio dalle intercettazioni. Per adesso il reato contestato a Mannarini non risulta essere stato commesso «in concorso» con altri, ma molti in città si aspettano che proprio dal capitolo sulla droga possano arrivare le prossime novità di questa storia.
Giovanni Bianconi corriere.it

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