Tarantini indagato per droga

giampaolo-tarantiniBari, Tarantini indagato per la cocaina

Per l’accusa l’amico del premier «controllava» 19 ragazze

Ormai è ufficiale. Gianpaolo – Gianpi per gli amici – Tarantini inciampa in una nuova pesante accusa: detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. Cocaina, per l’esattezza. E tanta anche. Quanto bastava a rallegrare i festini a luci rosse nella sua villa a Capriccioli, a Porto Cervo.
Tarantini offriva la polvere bianca anche alle ragazze ospiti nelle residenze del premier Berlusconi? Al momento non esistono riscontri, ma gli investigatori della Guardia di Finanza, coordinati dal pm Giuseppe Scelsi, stanno lavorando per accertare se alle ragazze reclutate dall’imprenditore barese sia stata offerta la polvere bianca.

Un vero e proprio harem, quello del titolare della Tecno Hospital, coinvolta in un’inchiesta della magistratura su presunte tangenti in cambio di appalti per forniture sanitarie. Ben diciannove sono le girls già interrogate dalla procura e che Tarantini avrebbe contattato per ingraziarsi i favori di persone che potevano essere utili ai suoi affari o, più semplicemente per party privati con semplici amici. Dieci su diciannove sarebbero, poi, state accompagnate nelle varie dimore di Berlusconi.

Al momento soltanto Patrizia D’Addario ha confermato davanti ai giudici d’aver avuto rapporti con il presidente del Consiglio – a Palazzo Grazioli – dietro il compenso di 2 mila euro da parte di Tarantini. Lui smentisce. Giura e spergiura di non «aver mai neppure lontanamente immaginato che si trattasse di una escort: «Ho portato lei, come altre belle donne, in casa di Berlusconi solo per fare bella figura. Sono profondamente amareggiato per avergli creato tanti problemi».

Peccato, però, che sia Patrzia D’Addario sia Barbara Montereale (oltre ad altre testimoni) abbiano più volte ribadito d’aver preso i soldi, mentre il viaggio e l’hotel era stato saldato. «Non è vero» insiste Tarantini. Poche parole e molto imbarazzo, invece, sull’accusa per lo spaccio di cocaina: «Preferisco non fare commenti». La notizia non giunge, tuttavia, inaspettata. Soprattuto dopo le intercettazioni tra Gianpi e il suo fidato collaboratore Alessandrto Mannarini (già indagato per lo stesso reato).

Cocaina a parte, ieri c’è stato un altro passo avanti nell’inchiesta, avviata per presunte tangenti per conquistarsi un ruolo dominante nella fornitura di protesi ortopediche. Un giro d’affari enorme, che solo nel 2008 ha sfiorato, in tutto il territorio pugliese, 14 milioni di euro. Gli inquirenti stanno controllando a tappetto tutte le Asl e in quella di Barletta avrebbero ravvisato delle «anomalie». Quest’azienda sanitaria, infatti, è l’unica ad essere dotata di un regolamento per evitare inciuci. I medici hanno, cioè, l’obbligo di essere autorizzati dall’Asl per comprare le protesi. Eppure, in diversi casi, non è stato così.

La Guardia di Finanza ha chiesto spiegazioni al direttore amministrativo Felice De Pietro. Perché l’Asl ha pagato le protesi, nonostante non ne avesse concesso l’acquisto? Sono state commesse delle irregolarità? Dall’Asl di Barletta precisano che non c’è non c’è alcun indagato e che l’esborso di denaro è avvenuto perché i vari apparecchi ortopedici erano già stati impiantati e i fornitori avrebbero potuto rivalersi legalmente. E’ andata veramente così?
grazialongo da lastampa.it

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