terremoto abruzzo quante scosse ancora?

foto-scossaCOME POTREBBE EVOLVERE IL TERREMOTO DELL’AQUILA
Repliche in calo? Non è detto :
le sequenze sono imprevedibili
Le crisi di Colfiorito (1997) e Friuli (1976) furono lunghe e caratterizzate da scosse successive comparabili con quella iniziale. In altri casi ci fu un’attenuazione

ROMA – Che cosa riserverà il terremoto dell’Aquila prossimamente? Scosse sempre meno intense, oppure il rischio di qualche scuotimento altrettanto violento o addirittura più forte di quello principale? E quanto durerà la sequenza sismica, settimane o mesi? «Non c’è una legge matematica che descriva l’evoluzione di una sequenza sismica e qualunque affermazione sulle caratteristiche delle scosse future potrebbe essere contraddetta dai fatti -risponde il sismologo Antonio Piersanti, responsabile del gruppo di Geodinamica all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv)-. La statistica, basata sull’andamento delle sequenze sismiche osservate in tutto il mondo, indica che l’energia dei terremoti appartenenti a una sequenza dovrebbe essere calante. Ma in Italia, questa tendenza spesso non viene rispettata, come dimostrano i casi di precedenti crisi sismiche».

I PRECEDENTI – E, allora, ripercorriamo brevemente la storia di altre celebri sequenze sismiche, per renderci conto dell’imprevedibile comportamento delle scosse. Innanzitutto c’è da precisare che per «sequenza sismica» si intende un insieme di terremoti concentrato nello spazio e nel tempo. Nello spazio perché di solito gli epicentri si limitano a un’area di pochi km; nel tempo perché le varie scosse, piccolissime, piccole e grandi, si succedono a intervalli di minuti e possono andare avanti per mesi.
-S. Giuliano di Puglia. Andando a ritroso nel tempo, la sequenza sismica più importante, prima di questa aquilana, fu quella di San Giuliano di Puglia, nel 2003, tristemente famosa per la morte di 27 bambini e della loro maestra. «Si trattò di una sequenza standard, nella quale, dopo la scossa principale da 5,4 Richter ci fu un calo progressivo dell’intensità», ricorda Piersanti.
– Colfiorito (Umbria). Fu anche una sequenza relativamente breve, che si concluse nel giro di sei mesi. Del tutto diversa, e caratterizzata da guizzi inattesi, la sequenza di Colfiorito (Umbia-Marche) del 1997. Il fenomeno si protrasse per ben un anno. La scossa principale fu molto sostenuta: 5,8 Richter. Ad appena un giorno di distanza, dopo che alcuni avevano azzardato una previsione calante, arrivò una mazzata da 6 Richter, che corrisponde a un terremoto di intensità doppia rispetto al precedente. La sequenza di Colfiorito dimostrò anche una poderosa tenuta nel tempo: scosse importanti, da 5 e più Richter, si ripeterono a più riprese, per sei mesi dopo l’inizio e, nel frattempo, si registrò anche un complesso fenomeno di migrazione degli epicentri lungo faglie contigue che si attivano, come è stato poi ricostruito, per la sollecitazione di fluidi sotterranei in movimento.
– Irpinia. Il terremoto dell’Irpinia 1980 rappresenta un altro esempio di sequenza lunga, oltre sei mesi, con un inizio disastroso, da 6,8 Richter e con frequenti repliche forti, ma tutte in calo rispetto alla principale.
-Friuli. Il primato della sequenza più anomala spetta, forse, al terremoto del Friuli del 1976, che iniziò con una scossa da 6,5 Richter e andò avanti con grappoli di terremoti di intensità calante. Ben sei mesi dopo, quando tutti si aspettavano che il fenomeno fosse ormai esaurito, arrivò, è il caso di dire a tradimento, una scossa comparabile a quella iniziale.

L’INSEGNAMENTO – «Questi precedenti insegnano che in Italia le sequenze sismiche spesso contraddicono la tendenza a una successione di terremoti progressivamente meno intensi, e che azzardare previsioni sulla durata e sull’intensità dei fenomeni attesi nelle prossime settimane all’Aquila e dintorni non avrebbe molto senso», conclude Piersanti.

da Corriere.it

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