Tony Damascelli Quelle finte scelte di vita solo per intascare milioni da Floris a Prandelli chi cambia casacca non vuole ammettere di farlo per soldi

tony damascelliQuelle finte “scelte di vita” solo per intascare milioni
Altro che spirito di indipendenza: da Floris a Prandelli chi cambia casacca non vuole ammettere di farlo per soldi. E la Ferilli santifica il “martire” di Raitre

I l caso è grave ma non è serio. Flaiano non immaginava che si sarebbe aperto dibattito sul trasloco di un giornalista, conduttore di Ballarò, da Rai a La7.

Dopo vent’anni di onorata carriera Floris, che è anche il nome di una storica ditta londinese di profumi e articoli da bagno, Floris Giovanni sta affliggendo le anime già tormentate della sinistra. Entra in campo anche Ferilli Sabrina, ha concesso parole e pensieri a Il Fatto quotidiano, censurando la scelta della Rai che ne ha fatto una questione di denaro, vilissimo denaro, non tenendo conto, invece, della qualità, della libertà di pensiero, di parola e di azione del suddetto conduttore che non è uno scendiletto ed ha la schiena diritta.
Interpretando Ramona, ne La Grande Bellezza, la Ferilli Sabrina dice a Servillo-Jep Gambardella, riferendosi a una bambina artista di pittura e pitture: «Ma quella ragazzina, hai visto, piangeva?».
Jep: «Ma che piangeva, che stai dicendo, quella ragazzina guadagna milioni!».
Segnalo il passaggio della sceneggiatura come memoria utile alla pasionaria che ha avuto, tra i suoi amori, anche Cattaneo Flavio, ex direttore generale della Rai con salario non certo minimo però garantito.
Ma si deve andare oltre, l’affare Floris scalda il popolo delle anime pure e dure, non è un editto ma ecco un’altra vittima del sistema antidemocratico, della censura del capo del governo, cambiando il cognome del titolare del ministero il prodotto sarebbe uguale, perfido, cinico, totalitario.
Per la Ferilli e la sua orchestra, dunque, Floris non se ne è andato per denaro ma per non sporcarsi le mani, e il resto, con le idee maligne del suo datore di lavoro, la Rai Radiotelevisione Italiana. In minuti due il Floris disoccupato ha comunque trovato un nuovo posto, in cambio dell’assoluta indipendenza ma, dettaglio non marginale, di un contratto super che gli permetterà davvero di dire «ballarò, ballarò».
Una cosa analoga ha fatto Prandelli Cesare, commissario tecnico della nazionale azzurra di football, il quale Prandelli, reduce dal flop brasilero (come gli ascolti del suddetto conduttore), ha salutato l’ente di Stato, la Federcalcio e, dopo aver risistemato la valigia, è partito per Istanbul, per allenare il Galatasaray, con salario triplicato, cifra che gli consentirà di comprare molti codici etici.
Sono queste le vere scelte di vita, o di giro vita, sono queste le grandi decisioni che confermano lo spirito di indipendenza e di libertà dei lavoratori italiani dell’arte, dello spettacolo, dello sport, del giornalismo, del Paese tutto.
Floris è l’ultimo dei martiri, il suo ghigno è stato smorzato dai diktat della Rai, Cairo Urbano, padrone di La7, gli garantisce quello che Gubitosi non può più: mica i soldi, quelli sono sterco del diavolo, ma no, l’indipendenza, come per tutti gli altri finalmente liberi cittadini del canale, Gruber, Mentana, Paragone, Sottile, mentre non è da dimenticare lo strano caso di Lerner che lasciò l’emittente con l’arrivo del Cairo medesimo, dicendo di non volere invecchiare davanti alle telecamere. Come spin doctor della Boldrini è ringiovanito.
Lo sfogo, nel senso buono, della Ferilli e la sua denuncia, preoccupata e preoccupante, si sviluppa con questi concetti: «…la nomenclatura è irresponsabile e mediocre, segno di questo tempo buffo e un po’ pericoloso… noi italiani abbiamo un’etica fragile… a volte ho il terrore che ci incamminiamo verso il nulla… potiamo, tagliamo, rottamiamo, seppelliamo come per segnare il punto, contribuire a innalzare il nuovo totem, largo al nuovo: e che cacchio è questo nuovo?…».
Il cacchio dovrebbe essere La7, nuova isola di approdo per i naufraghi, scaricati da astuti scafisti, in arte procuratori accolti dalla generosità del presidente del Torino calcio che, per soldi, perde però i suoi giocatori migliori, sempre per una scelta di vita, per un progetto.
La Rai madre è ormai matrigna. In verità si cambia per denaro, da un canale all’altro, da una squadra all’altra. Il resto sono balle alle quali possono credere quelli seduti sul sofà. Non Floris ma opere di bene.

Tony Damascelli  da ilgiornale.it

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