Treno Bassano-Venezia più lento del 1933

Mario Porqueddu

Settantasei anni fa il tre­no A824 partiva da Venezia alle 17.55 e arrivava a Bassano alle 19.11. Un’ora e sedici minuti per per­correre 60 chilometri. Era il 1933, la locomotiva andava a vapore, gli scambi li azionavano a mano e la pa­gina dell’orario ferroviario dell’epo­ca fotografa un’altra Italia: in basso a sinistra, la reclame del «Caffè-bar Juventus» di Bolzano — «locale di primo ordine, elegante, centrale» — più che di calcio sembra parlare dell’arrivo del fascismo in Alto Adi­ge.

trenoMolte cose sono cambiate, ma quel treno esiste ancora: oggi parte alle 18.23 e incredibilmente arriva alle 19.50. Nel 2009 per coprire que­gli stessi 60 chilometri si impiegano 11 minuti in più: un’ora e 27, anche se si viaggia a bordo di un moderno convoglio Taf, «Treno ad alta fre­quentazione ». Com’è possibile? La linea tra Venezia e Bassano è a bina­rio unico e il traffico dal ’33 è molto aumentato. Ma Alessandro Badini, bassanese, 55 anni, pendolare da quando ne aveva 19 e si iscrisse a Economia aziendale a Ca’ Foscari, è convinto che basterebbe calibrare meglio gli orari per abbassare i tem­pi di percorrenza. «Abbiamo propo­sto il nostro progetto — racconta —, siamo in trattativa». Non sta scherzando. Del resto, è grazie all’in­sistenza di Badini e del suo amico Al­berto Baccega se il paese di Carpanè Valstagna è collegato a Bassano con un treno. Sono stati loro due, nel ’74, a convincere le Ferrovie che quel convoglio era indispensabile. «Fu una grande vittoria — ricorda Badini —. Alla prima corsa la littori­na portò 134 passeggeri». Come molti altri pendolari di Bassano, an­che lui continua a viaggiare in tre­no: «Perché è più sicuro, perché si socializza, perché muoversi in mac­china da qui è uguale a infilarsi in un imbuto». Riuniti in comitato da decenni, provano a immaginare ser­vizi migliori. Insomma, questi non sono cittadini che strepitano per l’ennesimo ritardo. Anzi, sarebbero i testimonial ideali per un’azienda ferroviaria: innamorati (fedeli) del trasporto su rotaia. Chiedono rispo­ste, però, e forse se le meriterebbe­ro.

La novità è che da un po’ di tem­po i bassanesi non sono soli. Negli ultimi anni, fra Conegliano e Porto­gruaro, il Veneto ha visto nascere va­ri comitati di pendolari. In tutta la regione ci sono 110 mila persone che usano i treni per andare a lavora­re. E adesso alcune di loro hanno ini­ziato a denunciare disservizi, convo­gli soppressi, rallentamenti. «Da gennaio a oggi abbiamo ricevuto 500 lettere di protesta» racconta Walter Rigobon, responsabile di Adiconsum. Dopo quello che è suc­cesso ieri mattina potrebbero essere aumentate.

Giornata sfortunata: un’anoma­lia al sistema di gestione della circo­lazione di Mestre, fra le 7.10 e le 8.40 provoca ritardi compresi tra i 15 e i 50 minuti per una trentina di treni regionali. Il Treviso-Venezia delle 7.14 parte quasi mezz’ora do­po l’orario previsto. A bordo, dopo Mogliano, restano quasi solo posti in piedi. C’è Andrea Bordin, stucca­tore, che di solito attacca a lavorare a Venezia alle 8; ma ieri il locomoto­re alle 8 e 2 minuti era appena entra­to alla stazione di Mestre. E chissà se Michela, insegnante al conserva­torio di Rovigo, è riuscita ad arriva­re in tempo: «Ho gli esami, non pos­so tardare, ora chiedo al capotreno se a Mestre mi aspettano. Altro che fare il Ponte sullo Stretto, noi qui abbiamo bisogno di una metropoli­tana leggera» dice un attimo prima di scomparire nella pancia del tre­no.

Sono proteste civili. E in effetti qualche problema in Veneto c’è. Al­meno su questo sono tutti d’accor­do. Poi ognuno la vede a modo suo. «Qui Trenitalia ha 1.360 dipendenti: nel 2005 erano il 30% in più. Perso­nale scarso, a fronte di 600.000 pas­seggeri al giorno — attacca Flavio Pavan, segretario regionale di Fit Ci­sl —. I treni hanno un’età media di 24 anni. E le soppressioni, per man­canza di personale o guasti, sono 4 al giorno». Responsabilità? Sul tra­sporto locale, in Veneto come in tut­ta Italia, un ruolo importante lo gio­cano le Regioni. «I problemi sono vari. Gli utenti hanno ragione — ammette Renato Chisso, assessore alla Mobilità —. I cambi di orari ogni 6 mesi, dettati dalle esigenze nazionali dei treni a lunga percor­renza, si ripercuotono sui passegge­ri locali stravolgendogli la vita. E poi, Trenitalia si era impegnata a raf­forzare la flotta con una ventina di nuovi Minuetto in 2 anni, ma dopo i dieci che abbiamo ottenuto nel 2007 non se ne sono visti più». L’as­sessore spiega che «dal punto di vi­sta ferroviario il nostro territorio è diviso in due ‘lotti’. Per la parte cen­trale, fra Padova, Venezia e Treviso, il contratto di servizio è scaduto 18 mesi fa. A Vicenza, Belluno, Rovigo e Verona, invece, siamo andati a fa­re una gara internazionale nel 2004, e si è presentato un solo interlocuto­re: Trenitalia, alla quale siamo legati da un contratto. Quest’anno abbia­mo applicato all’azienda multe per circa 3 milioni e 800 mila euro per i ritardi e i disservizi, come pulizia e informazione all’utenza». L’azienda contrattacca: «I ricavi del trasporto locale in Italia sono bassi. Somman­do i soldi che pagano le Regioni a quelli provenienti da biglietti e ab­bonamenti, si raggiunge una cifra di 11,8 centesimi per ogni chilome­tro percorso da un singolo passegge­ro. In Francia o Germania il ricavo unitario è intorno ai 19 centesimi. E quello dei pullman in Italia supera i 15 cents. Per dare servizi migliori servono soldi, per comperare treni nuovi, perché è vero che i nostri so­no vecchi. È come viaggiare su un’automobile che ha 25 anni. An­che se l’hai tenuta bene non funzio­na al meglio. Ma ricordiamoci che la nostra azienda due anni fa era sul punto di portare i libri in tribunale. Da allora abbiamo preparato un nuovo ‘listino’, aggiornando i prez­zi e abbassandoli del 9%. Con quelli stiamo firmando nuovi contratti con le Regioni. Così, forse, le ban­che ci concederanno un mutuo…».

da IL CORRIERE DELLA SERA

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