Tricom la Galvanica di Tezze sul Brenta tutti assolti gli imputati

Tutti assolti per i morti Tricom
Corteo e uova contro il tribunale
Il pm aveva chiesto in tutto 13 anni, per il tribunale di Bassano i tre ex amministratori della galvanica di Tezze non sono responsabili del decesso dei 5 operai a causa del cromo perché «il fatto non sussiste». La rabbia dei parenti e del Comitato per la salute, interviene la polizia

La polizia controlla il mini-corteo del Comitato in centro a Bassano
Bassano. «Tutti assolti perchè il fatto non sussiste». È questa la sentenza resa nota oggi da parte del giudice per l’udienza preliminare Deborah De Stefano del Tribunale di Bassano, nei confronti dei tre imputati che dovevano rispondere delle morti di cinque dipendenti della Tricom-Pm galvanica di Tezze sul Brenta. Per quella che è stata definita la vicenda «cromo killer», la sentenza del giudice ha ribaltato le pesanti richieste del procuratore capo di Bassano Carmelo Ruberto, che per i tre imputati aveva chiesto complessivamente dodici anni e otto mesi per omicidio colposo plurimo, lesioni gravissime ed omissione di cautele. La sentenza è arrivata dopo appena una dozzina di minuti di camera di consiglio.

Imputati erano Paolo Zampierin, 66 anni, ex amministratore delegato della Tricom ed ex amministratore unico della Pm Galvanica (succeduta alla Tricom nel ’95), difeso dall’avv. Angelo Merlin; Adriano Sgarbossa, 66 anni, ex presidente del cda della galvanica tedarota, difeso dall’avv. Giuseppe Maiolino; e di Rocco Battistella, 78 anni, ex responsabile dell’impianto di cromatura, già sindaco del paese e assessore provinciale, difeso dall’avv. Fausto Taras. Per tutti l’accusa era di omicidio colposo plurimo nei confronti di cinque ex lavoratori (per un sesto i reati sono caduti in prescrizione), lesioni personali gravissime nei confronti di un ex operaio ancora in vita (reato prescritto) e omissione di misure necessarie a tutela dell’integrità fisica dei lavoratori, con l’aggravante della violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Una decisione che ha lasciato perplessi il procuratore Carmelo Ruberto e le parti civili, e che ha scatenato la dura reazione dei famigliari e del “Comitato per la salute nei luoghi di lavoro di Tezze e Bassano”, che oltre a gridare slogan dai toni aspri e lanciare una dozzina di uova contro il palazzo di giustizia, ha improvvisato un corteo per le vie del centro storico. Via Marinali, per oltre un’ora, è stata blindata da un consistente dispiegamento di polizia e carabinieri in tenuta anti-sommossa. Resta ovviamente la possibilità del ricorso in Appello, ma i tempi tecnici sono molto stretti.

Per Germano Raniero, rappresentante dell’Unione sindacale di base di Vicenza «La sentenza secondo la quale il fatto non sussiste è incredibile e inaccettabile. Quegli operai erano costretti a lavorare senza protezioni, inoltre gli sversamenti di cromo e altre sostanze sono finiti nel terreno inquinando anche le falde acquifere». «In un anno come questo – aggiunge Raniero – in cui gli incidenti e i morti sul lavoro sono aumentati, come ad esempio a Schio e San Giorgio in Bosco, questa sentenza è pesantissima ed è un nuovo colpo mortale a chi ha già perso per motivi di lavoro i suoi cari».

da ilgiornaledivicenza.it

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