Verderami analisi Berlusconi D’Addario

verderamiLe operazioni di immagine non servono, non hanno senso. Ora che magi stratura e media hanno squin ternato il libro della sua vita privata, ora che le sue storie di festini e donnine sono di do minio pubblico, Berlusconi sa di avere un solo modo per ten tare di uscire dall’angolo e ri scattarsi politicamente: ripro porre il profilo dell’«uomo del fare», che da presidente del Consiglio lavora nell’interesse del Paese. A testa bassa, senza concedersi divagazioni tatti che, allontanando da sé qualsi asi altro obiettivo se non l’azio ne quotidiana di governo.
Chissà se il Cavaliere due mesi fa, mentre i sondaggi gli consegnavano un primato sen za paragoni, pensava davvero di trasferirsi al Colle. È certo che la scorsa settimana ha con fidato di non puntare al Quiri nale, «a me non interessa nul la la presidenza della Repubbli ca. Se e quando verrà il momento, il nostro candidato sa rà Gianni». E «Gianni», Gian ni Letta, che gli stava seduto a fianco, si è schermito con un sorriso dolente e un filo di vo ce: «Silvio… Parliamo d’altro». Può darsi che il Quirinale fosse realmente l’obiettivo di Berlusconi, è evidente che quel percorso è stato ostruito dagli ultimi eventi, come ha scritto la settimana scorsa il Sole 24 Ore. Di sicuro le priori tà del premier oggi sono assai diverse. L’agenda inzeppata di impegni, l’idea di elaborare «un piano d’interventi per il 2010» dimostra come abbia in tenzione di provare a invertire la tendenza. Non sarà facile. Il tarlo che dal caso Noemi ha ini ziato a eroderne l’immagine e il rapporto con l’elettorato, si è alimentato con il caso di Ba ri. Così, giocoforza, dovrà cam biare anche il suo approccio in pubblico, perché il Cavaliere che divertiva e si divertiva mentre svolgeva i suoi compi ti istituzionali non ha più ap peal.

Non è scontato che la ferita si rimargini, comunque sarà un processo lungo, e passerà attraverso i risultati di gover no. C’è l’ala meridionale del Pdl che spinge per un proget to di investimenti al Sud, c’è l’ala nordista che chiede inter venti a favore delle imprese. Ma la crisi economica restrin ge i margini d’azione, e Berlu sconi deve tenere nel cassetto «il vostro sogno che è il mio sogno», come ha detto nell’ul timo comizio elettorale: la ri duzione delle tasse.
L’asse con Bossi l’ha aiutato a evitare che si aprissero crepe nella coalizione, e l’ha aiutato a conquistare la Provincia di Mi lano. Perché se ieri Podestà avesse perso, a nulla sarebbe valso il successo del Pdl in alcu ne storiche roccaforti «rosse» dell’Italia centrale. Ma l’abbrac cio con la Lega alla lunga po trebbe diventare soffocante. A parte la trattativa che si è già aperta sulle candidature per le prossime Regionali, ieri il Car roccio ha chiesto che le rifor me siano inserite nell’agenda programmatica che porterà al 2010. E il Cavaliere non può la sciare ai leghisti la regia del gio co come ha fatto con il federali smo fiscale, non può permetter si che sia Bossi a tessere il dialo go con l’opposizione sulle rego le, questione sulla quale anche ieri ha insistito Fini.

È chiaro che il tema delle re gole al momento ha una valen za tattica. In questo clima è im possibile trovare un accordo tra la maggioranza e il pezzo più importante dell’opposizio ne, il Pd, bloccato da Di Pietro, in chiara difficoltà di consensi e che fino all’autunno sarà im pegnato in un congresso dila­niante e pieno di incognite.
Ma dietro la parola «rifor me » si celano gli scontri di po tere all’interno dei due schiera menti e l’intreccio di relazioni trasversali. Berlusconi ritiene di aver scorto un filo di colle­gamento tra Fini e D’Alema, «che lancia messaggi a cui non darò risposta», e intanto monitora quel che accade e non lo convince.
Dovrà governare, a testa bassa, per superare una crisi che per certi versi è surreale, perché non esistono alternati ve al Cavaliere. Ma c’è il ri schio che alla lunga gli eventi possano delegittimare la sua leadership. A quel punto reste rebbe la strada che ieri Cossi ga gli ha indicato con la lettera al Corriere: tentare l’azzardo del voto anticipato, «perché è meglio la guerra della mel ma ». Una soluzione che per ora Berlusconi non contem pla. Le forze gli servono per provare a uscire dal pantano.

francesco verderami corriere.it

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