X Factor Matteo Becucci analisi

matteo-becucciIL VINCITORE DI «X FACTOR» HA DUE FIGLIE E UN LAVORO «SICURO»
Matteo, l’impiegato-bamboccione 
ha battuto i ragazzini e i loro tanti fan
Premiato dal pubblico del Nord e dai quarantenni, nonostante la concorrenza dei giovanissimi

MILANO — Popstar a quasi quarant’anni. Matteo Becucci, il vincitore di X Factor, ha un gran futuro dietro le spalle. Impiegato, due figlie, passio­ne per il calcio, un volto che guardi e dimentichi: un tipo normalissimo che si ritrova la vita a testa in giù. Vince a sor­presa in mezzo a una muta di ragazzini che picchiano sulle chitarre, mentre lui duetta con Cocciante, separati alla na­scita. Il primo a essere incre­dulo è lui: «Pensavo che non avrei superato nemmeno il primo provino. Credevo di es­sere fuori per ragioni di età perché so bene che nel mon­do della discografia difficil­mente qualcuno investe su una persona che ha già 38 an­ni». Nessuna paura, però: «È da 18 anni che cerco di fare il cantante».

Vince un italiano tipico, la metafora del bamboccione, il cordone ombelicale che non riesce a recidere è quello con la musica. Il livornese viene da una lunga gavetta e una consistente mole di tentativi. A 38 anni, un’età in cui molti avrebbero rinunciato, è anco­ra lì che ci prova con ventenni che scalpitano, seguiti da fan per i quali il cellulare è un’estensione della mano e mandano sms a ciclo conti­nuo, che nel mondo del tele­voto assicura vittorie. Basta guardare a Marco Carta che ad Amici (2008) ha raccolto 1 mi­lione 300 mila voti personali, normale che vincesse pure a Sanremo (2009). Spiega Be­cucci: «X Factor è un grande provino televisivo. La differen­za la farà quello che riuscire­mo a costruire dopo che sia­mo usciti da qui». Che ne dice Facchinetti del debuttante 40enne, è credibile? «La sua vittoria ha stupito tutti, media­ticamente i Bastard erano di una potenza penetrante pazze­sca, perfetti per il target che fa ‘casino’, i fan club… spero che Matteo sappia stravolgere il nostro sistema discografico con il suo caso inconsueto».
Il suo momento poteva arri­vare solo a X Factor, non cer­to ad Amici: nord contro sud, giovani contro giovanissimi — lo zoccolo duro di «X» è nella fascia 35/44, quello di «A» nella fascia 15/19 —, drammaturgie diverse — su Canale 5 si indugia più volen­tieri sulla lacrima, sulla storia personale dei protagonisti —, due filosofie di programmi differenti: «Abbiamo lo stesso fine: trovare cantanti da lan­ciare, ma il metodo per riuscir­ci è completamente diverso», dice Facchinetti. E anche il pubblico che segue i due ta­lent (al netto degli ascolti che per Maria De Filippi sono il doppio che per Facchinetti) colpisce in regioni diverse. Quello di Raidue è forte so­prattutto al Nord: Trentino e Veneto raggiungono il 20%, mentre le regioni del Sud so­no sotto al 10% con l’eccezione della Puglia che raggiunge il 17%. Discorso opposto per Ca­nale 5 che va meglio al Sud: la regione top share è la Calabria con il 41%, mentre al Nord la Liguria si ferma al 15%.
Una cifra nordista. Dietro c’è una scelta editoriale preci­sa: «Abbiamo coperto un bu­co che la Rai ha rispetto alle reti commerciali», spiega il di­rettore di rete Antonio Mara­no. Come si fa a catturare il pubblico del Nord? «È questio­ne di humus, di territorio. De­vi produrre a Milano. Se pro­duci a Roma non è la stessa co­sa: è questione di teste, di au­tori, di tutto quello che gira at­torno. La nostra mission era questa. Tra Milano e Torino abbiamo portato la produzio­ne dal 4 al 75 per cento, gli in­vestimenti sono saliti da 3 mi­lioni a oltre 50 sui 70 totali». Una strategia mirata, così Rai­due è diventata la «rete del Nord», «che non vuol dire di­menticarsi di una parte del Pa­ese », precisa Marano. Anche gli inserzionisti chiedono un certo tipo di approccio, voglio­no piazzare i loro prodotti da­vanti a un pubblico su misura: «Vengo dalla Sipra (la conces­sionaria per la pubblicità sulla Rai, ndr), con la quale abbia­mo un dialogo privilegiato e sappiamo perfettamente su quale tipo di target dobbiamo lavorare».
La serata finale (in onda su Raiuno) è stata seguita da 4.437.000 spettatori (22,76% di share), mentre la Fattoria di Canale 5 si è fermata 3.850.000 (20,81%). Becucci continuerà come prima: «Non lascio il lavoro, per il momento continuo con l’aspettativa». Per recidere il cordone c’è ancora tempo.
Renato Franco  corriere.it

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