Yemen uccisi sette stranieri

yemen_simonisSEQUESTRATI VENERDÌ NELLA PROVINCIA NORD OCCIDENTALE DI SAADA
Yemen, uccisi sette degli stranieri rapiti
I corpi di tre donne tedesche mutilati. Nel gruppo anche tre bambini, di cui due salvi, un inglese e una sudcoreana
SANA’A – Sette dei nove stranieri rapiti venerdì nello Yemen sono stati trovati morti. Tra le vittime ci sono tre donne tedesche: i loro corpi sono stati mutilati. Del gruppo facevano parte tre bambini, i loro genitori e due infermiere, tutti tedeschi; un ingegnere britannico e sua moglie, un’insegnante sudcoreana. Si sono salvati solo due bambini. Le vittime facevano parte di un’organizzazione internazionale che da 35 anni opera nell’ospedale di Saada, la provincia dove è avvenuto il sequestro al confine con l’Arabia Saudita. Domenica il ministero della Difesa aveva attribuito il rapimento a un gruppo ribelle sciita, che però ha negato ogni responsabilità. Secondo un leader tribale locale il sequestro e la strage potrebbero essere opera di Al Qaeda.
RITROVAMENTO – «Sono stati trovati i cadaveri di sette delle persone rapite, mentre due dei bambini sono vivi – ha detto un responsabile della polizia yemenita -. I cadaveri sono stati trovati dal figlio di un dignitario tribale, che ha informato le autorità». Una squadra della polizia criminale ha raggiunto Noshur, località a dodici chilometri da Saada dove sarebbe avvenuto il ritrovamento. Berlino non ha confermato la morte dei cittadini tedeschi. «Non possiamo confermare queste notizie» ha detto un portavoce del ministero degli Esteri, aggiungendo che «la task force anti-crisi a Berlino, insieme all’ambasciata di Sana’a, si sta impegnando al massimo per chiarire la situazione».

PRECEDENTI – Nello Yemen non sono rari i rapimenti di stranieri, che però generalmente si risolvono con il pagamento di un riscatto. A dicembre 1998 sono stati uccisi tre britannici e un australiano, rapiti da un gruppo fondamentalista islamico.
L’UCCISIONE DEI SETTE STRANIERI NELLO YEMEN
Predoni del deserto o clan sciita ribelle
Non si può escludere che i rapitori, forse perché braccati, abbiano voluto disfarsi in modo barbaro dei prigionieri

Chi ha ucciso in modo selvaggio i turisti? E perché tanta violenza? Le poche informazioni – non è neppure sicuro il numero delle vittime – e la situazione particolare dove è avvenuta la strage permettono per ora di fare solo delle ipotesi. Il governo ha subito accusato il clan sciita ribelle degli Al Huthi, che però ha smentito il proprio coinvolgimento. Certamente, i miliziani tribali non hanno problemi ad eliminare qualcuno ma di solito preferiscono usare gli ostaggi come moneta di scambio con le autorità.
Gli Al Huthi e altre formazioni vanno avanti da anni con questo «mercato»: per liberare gli stranieri battono cassa o chiedono concessioni. In passato, tuttavia, non sono mancati episodi dove gli ostaggi sono stati uccisi. Ma si trattava quasi sempre di conflitti a fuoco durante i blitz dell’esercito. Nell’assassinio dei tedeschi non si può escludere, però, che i rapitori, forse perché braccati, abbiano voluto disfarsi in modo barbaro dei prigionieri. Oppure chi ha commesso il delitto non ha nulla a che vedere con i ribelli sciiti. Potrebbero essere dei semplici predoni del deserto. Insomma, un sequestro finito in modo tragico. L’altra pista porta ai qaedisti. Da mesi la componente locale del movimento ha lanciato minacce ai turisti: non venite nello Yemen o sarete dei bersagli. Ed è già accaduto che gli stranieri siano stati attaccati con kamikaze ed autobombe da una fazione che – sostengono fonti di intelligence – è in continua crescita. Inoltre alcune delle vittime appartenevano ad una missione evangelica, un aspetto che potrebbe averli trasformati in un doppio obiettivo.

Colpiti perché stranieri e missionari. In un comunicato diffuso a marzo, dopo un attentato contro un gruppo di sudcoreani, i qaedisti avevano spiegato in modo chiaro la loro posizione: «Portano la corruzione nella nostra terra e giocano un ruolo pericoloso nella diffusione del cristianesimo». La caccia allo straniero si è legata ad una campagna di espansione del movimento, con l’afflusso di nuovi militanti dall’Afghanistan e dall’Arabia Saudita. Un tentativo di allargare la propria presenza rivolgendosi anche ad altre componenti del complesso mosaico yemenita. In modo significativo, il super ricercato Nasir Al Wuhayshi, alias Abu Basir, ha di recente espresso appoggio alla rivolta degli Al Huthi in quanto «qualsiasi situazione caotica» nello Yemen può aiutare l’azione degli islamisti.

Guido Olimpio corriere.it

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