Zahi Hawass l’egittologo egiziano delle Piramidi licenziato rischia il linciaggio

Hawass, la caduta dell’ultimo faraone

Zahi Hawass, 64 anni, ha cominciato come ispettore delle Antichità nel 1969. E’ legittologo più conosciuto al mondo

Via dal governo, l’archeologo di Mubarak rischia il linciaggio

Amava presentarsi come il vero Indiana Jones; ha fatto una fine politica che per poco non si è trasformata nella fuga di Mussolini. Zahi Hawass, l’archeologo più famoso d’Egitto, non è più ministro delle Antichità. Il premier Essam Sharaf lo ha licenziato domenica sera, nell’ambito del rimpasto di governo deciso per calmare i dimostranti di piazza Tahrir, che accusano i militari di aver fatto deragliare la rivoluzione di febbraio.

La notizia è grossa, ma il modo in cui si è materializzata lo è ancora di più. Quando ha saputo che la sua carriera governativa era finita, Hawass si è diretto verso la macchina di servizio per tornare a casa. La folla però è arrivata prima di lui, circondando e distruggendo l’auto. Zahi ha usato la macchina ufficiale come esca, sperando che distraesse i manifestanti, mentre lui saltava sopra un taxi per allontanarsi come un turista qualsiasi. Lo stratagemma della fuga mascherata, però, non ha funzionato: la gente se n’è accorta e ha assalito anche il taxi. A giudicare dalle immagini che circolano su Internet, Hawass ha rischiato il linciaggio. I manifestanti si sono stretti intorno all’auto urlando e spingendo, ed è un miracolo che a qualcuno non sia venuto in mente di tirarlo fuori per trasformare la fuga in tragedia.

Per tutta la giornata di ieri il cellulare di Zahi ha dato occupato, e chi ancora gli vuole bene spera che sia riuscito a salire sul primo aereo diretto negli Stati Uniti, dove ha una figlia e svariati interessi economici. Al suo posto è stato nominato Abdel Fattah el-Banna, un restauratore di opere d’arte, che ha avuto soprattutto il merito di organizzare le proteste degli archeologi contro l’ex Indiana Jones. Ieri sera però el-Banna non aveva ancora giurato, facendo nascere il sospetto che il premier Sharaf stia ripensando alla sua nomina. Fonti locali ben informate dicono che il posto di ministro potrebbe andare presto a Muhammed el Massud, che era stato segretario di Hawass.

Ma perché tanto odio verso un archeologo? Prima di tutto perché Zahi era visto dalla piazza come un sopravvissuto del regime di Mubarak. L’ex raiss lo aveva nominato a febbraio, e durante un’intervista fatta allora il neoministro lo aveva difeso così: «Credo che i giovani di piazza Tahrir – ci aveva detto – siano manovrati da qualcuno intenzionato a sfruttarli per ottenere il potere. Hanno già ricevuto tutto dal presidente Mubarak, che ha promesso di non ricandidarsi. Perché non si siedono al tavolo del negoziato offerto loro dal governo? Il Presidente è uomo di parola».

Ora fonti autorevoli insinuano che il suo appoggio a Mubarak si fosse spinto oltre le parole, favorendo il presunto furto di opere d’arte avvenuto nel Museo Egizio del Cairo e in altri siti archeologici: «Quelle opere sono state tutte ritrovate: alcune nel giardino del museo, altre lungo un’autostrada, altre ancora dentro una valigia abbandonata nella metropolitana, in cui si è casualmente imbattuto un funzionario del ministero delle Antichità. Il sospetto è che Hawass abbia quanto meno chiuso un occhio davanti ai furti, organizzati in realtà dalla polizia per fomentare il caos e dimostrare che l’Egitto non poteva sopravvivere senza il regime».

Anche se questi sospetti fossero infondati, la rabbia della piazza è legata alla certezza che Zahi si sia arricchito sfruttando i tesori nazionali. È noto che avesse un contratto da 200.000 dollari all’anno per dare notizie in anteprima al «National Geographic», ma era arrivato a lanciare persino una linea di cappelli fedora alla Indiana Jones. Li vendeva attraverso la compagnia Exhibit Merchandising, che aveva ricevuto anche l’incarico di aprire un negozio nel Museo del Cairo, un favoritismo per cui Hawass era poi stato processato. Difficile che una storia così finisse tra gli applausi del pubblico pagante.

PAOLO MASTROLILLI da lastampa.it

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